Il trafficante ha incassato 300mila euro a settimana: ringrazia PD e ONG

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Il re del traffico dei clandestini è un immigrato etiope, Ermias Ghermay.

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Otto anni fa è sbarcato in Sicilia come clandestino e ha fatto richiesta d’asilo. Inviato nel lussuoso centro d’accoglienza di Mineo, poi chiuso da Salvini, è diventato il leader nel traffico di essere umani dalla Libia.

La sua base operativa è in Libia ma conta appoggi in tutta Europa e anche in Italia, gli investigatori hanno stimato che il suo giro d’affari si aggirava, e probabilmente ancora oggi si aggira, intorno ai 300mila euro a settimana. Grazie alle ong e al Pd. Poi è arrivato Salvini l’anno scorso, dalla Libia, non arrivava quasi più nessuno: poco più di 900 nei primi 7 mesi del 2019. Se pensate che quest’anno siamo invece a quasi 10mila sbarchi dei quali oltre la metà dalla Libia, avrete ben chiaro per quale partito politico tifano i trafficanti di clandestini.

Nel curriculum criminale dell’etiop ritroviamo anche il traffico di organi, che è legato a filo doppio a quello dei clandestini.

In Italia, l’estesa rete di trafficanti con a capo l’etiope sfruttava come base logistica e operativa un negozio vicino alla stazione Termini di Roma. L’attività, una profumeria, raccoglieva in un libro tutti i nomi dei finti profughi trasportati dalla costa libica e fungeva da punto di raccolta di denaro da poi inviare in Libia per oliare il traffico.

Le forze dell’ordine, in seguito a un blitz, avevano sequestrato ben 526mila euro e circa 25mila dollari americani in contanti.

Gli immigrati che erano disposti a pagare una somma maggiore avevano la garanzia di arrivare nel nostro Paese non con il barcone ma grazie alla famigerata legge del ricongiungimento familiare. Ti preghiamo, Salvini: abrogala. E’ così che oltre 200mila afroislamici arrivano in Italia ogni anno.

Ghermay ora vive come latitante ed è ricercato in tutta Europa: incredibilmente, fino all’anno scorso, era ancora in possesso di un permesso umanitario rilasciato dal governo precedente: valido fino al 2019.

Gli investigatori pensano che si trovasse in Libia fino al 2018, nella sua roccaforte e centro operativo: era stata identificata una fattoria dove l’uomo nascondeva fino a 600 clandestini alla volta prima di farli imbarcare.

Nessuno ci toglie dalla testa che chi incassa 300mila euro a settimana coi clandestini, non ne investa una parte in chi, questi clandestini, poi li traghetta in Italia. O in chi fa in modo che possa farlo tenendo i porti aperti.

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Ma, soprattutto, perché non inviamo i servizi ad eliminare questi trafficanti? Perché i politici sono complici del traffico.

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