IMMIGRATI INFETTI FUGGONO DA QUARANTENA, POLIZIA: “COSI’ MOLTIPLICANO I CONTAGI”

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GOVERNO DIFFONDE IL CONTAGIO DELLA VARIANTE DELTA LASCIANDO CHE I CLANDESTINI FUGGANO DALLA QUARANTENA

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“Proprio come temevamo, sette dei 33 migranti positivi al covid ospitati nell’Hotspot di Taranto, sono fuggiti violando le restrizioni e forzando il servizio di vigilanza” così annuncia Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp. “La situazione dei Centri di Accoglienza in tutto il Paese è drammatica, poiché nelle condizioni di sovraffollamento in cui si trovano è impossibile riuscire a far rispettare il distanziamento sociale e le norme anti contagio, anche nel caso in cui vi siano più soggetti positivi. È a rischio la salute dei poliziotti, dei migranti stessi e dei cittadini, poiché la fuga incontrollata di coloro che scappano dall’hotspot rappresenta un moltiplicatore incontrollato dei contagi nelle città. È paradossale il fatto che il governo, tanto cauto sulle riaperture delle attività, non faccia nulla per arginare la situazione drammatica che è sotto gli occhi di tutti e che espone l’Italia a un nuovo lockdown, dal momento che in Tunisia e in Libia i contagi e i decessi per covid stanno risalendo in maniera vertiginosa. È giunta l’ora di derubricare il finto buonismo, di porre un limite ai flussi migratori e di aumentare il numero degli operatori delle Forze dell’Ordine a presidio dei Centri di Accoglienza. Prima che sia troppo tardi” conclude.

PRIMA PUNTATA:

SBARCANO POSITIVI E FUGGONO DOPO SFONDAMENTO RECINZIONE: HANNO VARIANTE DELTA




6 pensieri su “IMMIGRATI INFETTI FUGGONO DA QUARANTENA, POLIZIA: “COSI’ MOLTIPLICANO I CONTAGI””

  1. Mi sono recentemente reso conto che abbiamo tutti bisogno di rilassarci un po’. Con tutti i soliti caveat del caso. Mangiate bene, mangiate giusto e consumate solo le cose sane e naturali che non portano fieno in cascina al nemico.
    Ma noi siamo quello che siamo: un buon caffè, una bella lasagna, una onesta partita di pallone… Cose che fanno parte di noi perchè fanno parte della nostra infanzia non corrotta.
    A partire dal 22 di agosto cercherò di dedicare una rubrica (non so quanto regolare) al passatempo della domenica per eccellenza. E i caveat sono che non dovete consumare sostanze psicoattive (caffè), non dovete mangiare grasso (lasagna) e non dovete perdere tempo con passatempi da idiota (una bella partita di pallone).
    Sono umano, sono debole… Ma chi è senza peccato… E soprattutto, è necessario “rilassarsi”. Fumarne una mentre scrivi a casa e sei in trincea dopo un lungo bombardamento nemico ti mantiene ad un livello cognitivo accettabile.

    Così, per lanciare la nuova rubrica vi propongo un pezzo sulla “tattica” e sul cosiddetto Guardiolismo. Cosa ha inventato Guardiola? Niente. E se avrete la pazienza di leggere questo, spero che ci potremo amabilmente scannare su un argomento banale. Ogni tanto fa bene respirare, se sei un pescatore di perle.

    Aranycsapat vs. Pep: maestri contro impostori

    Che bravo Guardiola, un genio. E poi, questa idea del “falso nueve”… Non poteva averla nessun altro. Troppo forte, il Pep…
    Peccato che… Mi sembra di averle già viste da qualche altra parte ste cose.
    Nel 1925 (millenovecentoventicinque) un tale Herbert Chapman ha avuto una idea molto buona per contrastare le nuove regole del fuorigioco. La sua “invenzione” in Italiano si chiama Sistema, o per gli amici WM. La sigla WM indica semplicemente la disposizione in campo degli uomini. Un nuovo modo di “occupare lo spazio” estremamente efficace, considerando che prima sembravano le partite dell’oratorio con tutti i bimbi che rincorrono la palla.
    Dopo qualche anno di solenni mazzate un signore Italiano di nome Vittorio Pozzo arriva a pensare che per inchiappettarsi il Sistema serve Metodo. E che Metodo serve? Niente di più semplice che trasformare il WM in un WW: se io avanzo il “centromediano” a menare a centrocampo e stringo i “terzini” a difendere l’area agli Inglesi gliela butto al cu… Insomma, si può vincere. E così, due campionati del mondo con in mezzo una olimpiade. Ovviamente servono anche delle “facce” che portino avanti le idee. E se hai i Meazza e i Piola che fanno i gol e un Luisito Monti che rompa tutte le gambe che trova oltre la linea di centrocampo tutto riesce più facile.
    Nel 1938 però con Pozzo c’era un eretico. Uno che pensava che il centromediano dovesse stare parcheggiato in area ad uccidere tutti quelli che passavano e che addirittura gli altri due centrocampisti arretrati dovessero correre il doppio e stare in linea verticale con lui, anche loro menando come fabbri e nel caso riuscendo a smistare la palla agli attaccanti, oltre alle “ali” che dovevano giocare moooolto più indietro. Tale Nereo Rocco da Trieste. Giocatore banale e allenatore che ha avuto poca fortuna. Cose che non hanno mai funzionato e che non vedremo più (e io rido).
    E qui arriviamo ai “maestri”. Sistema, Metodo… Ma le facce? Nel 1954 qualcuno le aveva. Ma se noi giochiamo “Metodo” WW e gli altri giocano o Metodo o Sistema, come facciamo a fare più gol degli altri? Intanto stabiliamo che se la palla la abbiamo noi è meglio (ahi, ahi ,ahi… Guardiolismo…) e poi che se ne facciamo uno più degli altri vinciamo. (ohi, ohi, ohi, Guardiolismo…) Ma come fare? Che facce abbiamo? Siamo sicuri di giocare “Metodo” o facciamo qualcosa di nuovo? Faremo qualcosa di nuovo, ma non lo diciamo a nessuno. Sarà MW. In che senso mister? Quello che gli altri pensano sia il centravanti in realtà sarà la mezzala e le ali giocheranno più indietro, con quelli che dovrebbero essere le mezzali che giocheranno punta secca. Saremo più forti a centrocampo e attireremo la loro difesa centrale all’esterno dell’area lasciando poi spazio alle ali per andare sul fondo o alle punte per infilarsi. Tipo 4-2-4.
    Minchia, Mister. E il “centravanti finto” chi lo fa? Lo fai tu, Hidegkuti. E le “punte”. Le punte saranno Kocsis e tu, brutto ciccione mancino: Puskas. Chi si è inventato questa cosa sono stati una coppia di Ungheresi più un “ospite: Marton Bukovi, Gusztav Sebes (allenatore della grande Ungheria) e quell’ebreo portarogna di Bela Guttmann. Anno 1950.
    Quindi, ricapitolando: due difensori centrali (Stones, Laporte) due terzini alti (Walker, Zinchenko), un centromediano (Rodri), due mezze ali (David Silva, De Bruyne), due ali (Bernardo Silva, Sterling), un “falso nueve (Gabriel Jesus).

    Cavolo, Pep: sei proprio un inventore della madonna.

    Il “calcio” è un’onda, come un sinusoide: sale e scende, scende e sale. Ma le cose sono sempre quelle. A voi immaginare cosa arriverà a breve che potrebbe essere il “442 in linea” di Rinus Michels e Sacchi o il “palla a Platini e vediamo” di Trapattoni. Mode… Alle volte basta solo una immagine per influenzare tutto il mondo.

    1. Vi faccio lo stesso esempio ma con il Barcelona 2012
      Valdes
      Piqué Puyol
      Alves Mascherano Alba
      Xavi Iniesta
      Messi
      Pedro Villa

      Similitudini? Non ne vedo nessuna. Pep è come il femminismo. Indiscutibile.

      1. I miei preferiti?
        433 di una volta (tipo l’italia di Mancini, ma con un centravanti serio) oppure 442 “rombo” tipo un Ajax di Van Gaal con una difesa un po’ più furba e senza Reiziger.
        Se dovessimo giocare a “PES” il mio 442 rombo con ala sinistra aggressiva e seconda punta larga a destra non sarebbe molto diverso da un 433 classico. Ma servirebbero gli uomini giusti.
        L’Olanda del 2000 era la mia squadra preferita. C’è gente che ancora piange per tutti i gol che ha preso, e non solo in Italia o in Europa. Tanto di cappello ai crucchi che erano contenti di prenderne tante perchè poi quando giocavano con i “pari abilità” vincevano sempre. Ovviamente complimenti al mio “allievo” all’estero, perchè essendo Italiano aveva una marcia in più.

        Perchè Antani giocava sempre e solo come era d’uopo giocare nel luogo in cui giocava in Italia.
        “Maniero Dojo”, (sì, Maniero come “mì fasso rapine”, ma le cose non sono collegate).

        Sopra di noi solo i “professionisti”, in un periodo in cui praticamente i professionisti non esistevano.
        Nessuno, per nessun gioco giustamente competitivo (calcio, botte, macchinine) è mai uscito vittorioso dal Maniero. E quando siamo stati in trasferta abbiamo portato a casa scalpi e birre in un raggio di 50 chilometri. Sempre rigorosamente nella migliore tradizione “arcade” di una volta: queste sono le mie diecimila lire. E le metto qua. Tu metti le tue e chi vince le prende tutte.
        Troppa TV, a noi il Cobra Kai faceva una sega.

      2. Tenete presente che a furia di “la tua banconota la metti qui sopra la mia” ad un certo punto si è materializzato un Ciao, e a me in teoria sarebbe stato proibito possedere un motorino.
        Quale miglior modo di mettere a frutto un cervello? Tony Soprano sarebbe stato fiero di me. Il mio vecchio meno.
        Certo che, magari potevo impegnarmi di più e vincere un Fifty con un 80 sotto ed un bel 19 pari. Il mio Ciao voleva miscela al 4 e tendeva ad ingolfarsi sempre.

        1. Mai avuto un motorino.
          Ho dovuto attendere fino all’età di 19 anni il conseguimento della patente di guida.
          Dopo ho iniziato ad avere una vita sociale uscendo con una Opel Kadett.

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