I rapper islamici sfidano la polizia italiana: “Vi odiamo” – VIDEO

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Una settimana fa trecento figli di Allah diedero vita alla guerriglia islamica nel quartiere di San Siro, incitati dal rapper nordafricano Neimar Ezza. Lanciarono sassi e bottiglie contro le forze dell’ordine. E dovettero intervenire una decina di pattuglie di polizia e carabinieri per ristabilire l’ordine. Almeno in apparenza.

Poliziotti e Carabinieri, è tempo che facciate una scelta: servire i politici o combattere per difendere l’Italia dall’invasione.

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Oggi orgogliosamente, uno dei protagonisti dei tafferugli, il rapper Baby Gang, (che dicono essere italiano con padre egiziano e mamma del Marocco) indagato con Neima Ezza e altre persone per la guerriglia, ha postato il video vergognoso che circola in Rete.

Gli agenti di polizia ieri hanno perquisito il suo appartamento. Lui, intanto, è rimasto sul divano, giocando ostentatamente alla Play Station. Alla fine delle perquisizioni ha montato il video. Evidentemente all’insaputa degli agenti di polizia. E ha postato su Instagram i video delle perquisizioni a casa sua, come fossero un motivo di vanto.

Baby Gang si chiama Zaccaria Mohuib. Il rapper nordafricano è cittadino italiano di padre egiziano e madre marocchina, originario di Lecco ma attualmente residente a Sondrio sebbene domiciliato in realtà in una comunità di recupero alle porte di Milano.

Il figlio di immigrati, infatti, è recidivo. Lo scorso ottobre, a Lecco, gli agenti della Squadra Mobile avevano identificato e denunciato una cinquantina di figli di immigrati che nei videoclip a ritmo di trap brandivano armi da guerra, pistole, machete e coltelli guidati sempre da Baby Gang, e da un kosovaro appena maggiorenne di Introbio finito in manette. Sono le seconde generazioni. Che già con l’attuale legge diventano italiani: uno ius soli a scoppio ritardato che Letta vorrebbe rendere istanteneo:

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Il rapper nato in Marocco Neima Ezza, nome d’arte di Amine Ezzaroui, in prima fila nell’incitare le violenze che volevano cacciare la polizia dal quartiere islamico, vanta nelle sue canzoni la sua vita tra le bande criminali. Ed è emblematico che una delle foto opportunity che promuovono i suoi brani sia davanti a un muro dove campeggia la scritta in francese, che tradotta in italiano significa: “Tutto il mondo odia la polizia”.

Non solo la odia, ma come hanno dimostrato gli incidenti di sabato scorso, la insulta, la minaccia e la combatte. Perché rappresenta lo Stato italiano in quartieri che loro considerano, a ragione, ormai territorio islamico. Con l’applauso di Sala.

“Grazie alle Forze dell’Ordine e alla Polizia per l’intervento nel quartiere San Siro, che ha dato un segnale importante di legalità e di presenza delle istituzioni in un quartiere di circa 6.000 appartamenti popolari dove non è presente alcun servizio del Comune di Milano. La gente perbene della zona chiede da tempo al Comune di avere una biblioteca, uno sportello Informagiovani, un centro di aggregazione giovanile o un centro anziani, che darebbero una boccata d’ossigeno all’intero quartiere”. Così Stefano Bolognini, Commissario Provinciale di Milano della Lega Salvini Premier, dopo il blitz di ieri mattina.

“Invece di incontrare due rapper a Palazzo Marino – ha aggiunto Bolognini –, un sindaco di centrodestra sarebbe andato immediatamente nel quartiere per confrontarsi con i tanti cittadini della zona che da tempo aspettano, inascoltati, un aiuto da parte dei servizi sociali”.

Illusi. Questo è un problema che non si risolve con i servizi sociali, ma con l’esercito. Con rastrellamenti che riportino a casa centinaia di migliaia di invasori che fanno parte di un esercito ostile occupante i nostri quartieri.




8 pensieri su “I rapper islamici sfidano la polizia italiana: “Vi odiamo” – VIDEO”

  1. Mi preme sottolineare quanto scrissi in molte occasioni, e la redazione, per quanto attenta questo ‘problema’, sembra lo riduca fondamentalmente a gravi atti di sicurezza pubblica.
    A mio parere invece questi elementi sono solo l’avanguardia di truppe che, nelle circostanze ideali, che potrebbero essere un fatale indebolimento delle strutture governative e militari, oppure foraggiati dall’estero (come accadde in Siria, Libia e altrove), metterebbero facilmente da parte bastoni, catene e sampietrini per imbracciare il kalashmikov.
    E una volta che li imbracciano ti trovi truppe semiregolari che procedono ad occupazioni di territori sfogando tutta la loro rabbia repressa.
    Possiamo solo immaginare cosa farebbero, visto la qualità del materiale umano di cui parliamo, e ciò che dicono apertamente sicuri di non ricevere che un buffetto. Immaginiamo cosa farebbero se fossero nella posizione di forza di poterlo fare, ad agenti di pubblica sicurezza, cittadini, e quant’altro. Nella migliore delle ipotesi semplicemente prenderebbero quello che vorrebbero, senza tanti complimenti, comprese le vostre case, con tutto il loro contenuto. Soprattutto le case, che sono il bene principale degli italiani.
    Se non affrontiamo questo pericolo, se non diciamo francamente agli italiani che, presto, molto presto, potrebbero divenire incontrollabili e una volta divenuto, gli prenderebbero quello che vogliono, forse anche i loro corpi, come accadde nel califfato dove fecero rivivere, in perfetto ossequio alla tradizione coranica, la schiavitù, non credo ne usciremo. E questo perché gli italiani, anche i poveri milanesi dei quartieri popolari attorno a San Siro, pensano siano delinquenti ‘comuni’. Non lo sono, un conto sono delinquenti comuni, un conto sono personaggi pronti ad imbracciare le armi per sovvertire l’ordine politico e sociale.

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