Il prete spacciatore che da anni manda i clandestini in Italia

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Alarm Phone è il RadioTaxi degli scafisti. Nasce, essenzialmente, per triangolare i contatti tra Ong e scafisti libici. Prima dell’avvento delle Ong, i trafficanti avevano la difficoltà di dover contattare direttamente la Guardia Costiera italiana, solo che, dopo un certo numero di telefonate dagli stessi numeri, anche i nostri mangiavano la foglia. Avevano ovviato al problema telefonando ad un prete in Vaticano, dal don Zerai, eritreo.

Ed erano essenzialmente gli eritrei, veri o presunti (molti tra i sedicenti eritrei in questi anni sono risultati essere in realtà etiopi), a contattare questo sacerdote.

Poi sono arrivate le Ong. E anche in questo caso c’era la possibilità che i contatti diretti con gli scafisti venissero individuati durante le indagini sugli sbarchi: e allora, ecco Alarm Phone.

Lo scafista – sempre spacciato per uno dei clandestini sui barconi – chiama il radiotaxi e il radiotaxi chiama l’ong di turno. Problema risolto. Per questo, nessuna inchiesta è riuscita in questi anni a trovare collegamenti diretti.

L’ultimo caso, due giorni fa, con questo poco credibile ‘salvataggio casuale’:

Alarm Phone nasce, come una scatola cinese, nell’ottobre 2014. E un call center per i clandestni organizzato da una coalizione di attivisti internazionali che da Tunisi a Chicago, da Tangeri e Melilla a Palermo, Berlino, Strasburgo, Barcellona, Bruxelles, Vienna, Zurigo, Amsterdam e Londra puntano lo sguardo direttamente sul Mar Mediterraneo. La coalizione vanta collaborazioni come WatchTheMed, Boats4People, Benvenuti in Europa, Africa Europe Interact, Borderline-Europe, No Borders Marocco, FFM e Voix des migrants.

A co-fondare Alarm Phone è stato il prete eritreo e trafficante di droga don Mussie Zeray, per anni è stato il referente numero uno dei clandestini e indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli scafisti avevano tutti il suo numero.

Poi ha deciso di ampliare la rete. Così è partito Alarm Phone con la partecipazione di 60 attivisti che nell’arco di un solo anno sono diventati 120. E ora saranno centinaia.

Molti di loro provengono dall’esperienza della campagna “Boats4people” del 2012. Sul loro sito c’è scritto: “Boats 4 People è una coalizione internazionale di organizzazioni della regione Mediterranea, dell’Africa e dell’Europa. È stata creata per impedire altre morti alle frontiere marittime e per difendere i diritti dei migranti in mare. Rivendica la libertà di movimento per tutti.”

Sul sito ci sono tutte le istruzioni su come viaggiare sui barconi per arrivare in Italia e in Europa e i link su dove andare e cosa fare. Ma non sono gli unici.

W2EU (Welcome to Europe) è un’organizzazione che ha distribuito gratuitamente in Turchia una guida di 76 pagine scritta in arabo che contiene i numeri telefonici delle organizzazioni che aiutano i migranti come la Croce Rossa e l’UNHCR. I numeri telefonici offrono un servizio di assistenza 24h su 24. In caso di problemi in mare risponde un volontario che a sua volta chiama la guardia costiera greca affinché vada a salvarli. Così come Don Mussie Zeray risponde al telefono stando in Svizzera, una certa Sonia parlando in arabo lavora dall’Austria. L’organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e nel Nord Africa.

L’appellativo “angelo dei profughi” don Mussie Zeray lo condivide con la marocchina Nawal Soufi che in poco tempo ha fatto soccorrere ventimila persone in mare. Anche il suo cellulare non smette mai di squillare. Nawal è anche conosciuta tra i migranti siriani come Lady SOS: “Una volta stabilito il contatto chi è in mare mi dà le coordinate via GPS della sua posizione, in modo tale che io possa comunicarlo alla guardia costiera”.

Anche gli attivisti in Marocco di Alarm Phone, intervistati sul proprio lavoro, suggeriscono alla loro organizzazione di usare volantini da distribuire in Africa per far conoscere meglio il loro numero verde. Il passaparola funziona meglio se trovi anche una radio locale che ne favorisca la diffusione. “Lavoriamo anche con vari progetti in Marocco e in Africa occidentale e con associazioni come: Radio Mboa, AMDH, Conseil des Migrants, Centre Culturel Africain and Chabaka (…) Tramite NoBordersMorocco, con un collettivo di attivisti sub-sahariani ed europei, abbiamo stabilito una fitta rete di persone che vivono nei vari sottoboschi e rotte della migrazione.” Così è scritto sul loro resoconto annuale.

Alarm Phone, il call center di don Zerai che gestisce il traffico di clandestini

Alarm Phone, all’inizio, ha collaborato con diverse imbarcazioni private e/o di organizzazioni umanitarie che hanno iniziato ad operare nel Mediterraneo centrale a maggio del 2015: Phoenix di MOAS (iniziato il 02/05/2015) e Bourbon Argos di MSF (iniziato il 09/05/2015), in seguito anche Dignity I di MSF (lascia Barcellona il 13/06/2015) e Sea-Watch (prima missione il 20/06/2015). “Spesso queste imbarcazioni sono le uniche presenti in prossimità della costa libica” scriveva Alarm Phone.

Oggi, questo servizio telefonico collabora con tutte le ong straniere che fanno la spola tra l’Italia e la Libia.

Quanto a don Zerai, da Vox denunciato già nel 2013, se è vero che ora gestisce il traffico telefonico da fuori Italia, è vero che per anni lo ha fatto direttamente dal Vaticano. Prima che, poco dopo la partenza dell’inchiesta, lo spedissero stranamente a Friburgo.

Alla fine se ne sono accorti anche i magistrati. La procura di Trapani lo ha indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma è complicato raccogliere prove e distinguere chi segnala ‘casualmente’ barconi in difficoltà da chi direttamente gestisce il traffico:

INDAGATO IL PRETE TELEFONISTA DELLA BOLDRINI: “TRAFFICO UMANITARIO”

Ma don Zerai era noto già da anni alla giustizia italiana. Prima di farsi prete – qualcuno direbbe che ha riparato dietro la tonaca – era finito in carcere a Roma: “condannato a due anni di reclusione”, con rito abbreviato e quindi sconto di pena, per concorso in detenzione ai fini di spaccio di droga.

Non robetta: 2,2 chilogrammi di hasish. Valore attuale circa 50mila euro.

Ora, al di là di don Zerai, che sicuramente si è redento. Mettiamo che voi siate una organizzazione internazionale africana dedita allo spaccio: il vostro obiettivo è portare più spacciatori possibili in Europa per fare concorrenza alle altre mafie africane. Per farlo, potreste decidere di piazzare un vostro uomo dove è intoccabile e camuffare il traffico come ‘accoglienza’.

In sintesi: c’è un servizio che permette a clandestini e scafisti di segnalare in modo anonimo la propria posizione che poi verrà girata alle autorità – prima quelle italiane, ma dopo Salvini tocca ai libici e questo ha in parte rovinato il gioco – che si fiondano sul posto.

Per aggirare i libici, ora le segnalazioni vengono passate ai trafficanti umanitari delle Ong.

A guidare questa organizzazione, c’è un trafficante di droga che per sfuggire alla giustizia italiana si è fatto prete. Nonostante questo, tutti i media, soprattutto quelli pubblici, prendono per oro colato ogni informazione spacciata come reale da Alarm Phone. Pazzesco.

Se pensate che tutto questo sia normale, allora non lo siete voi.

Secondo noi, invece, tutto questo è parte di una grande organizzazione criminale. La mafia nigeriana? Forse. Di certo è l’entità che più ha guadagnato – numericamente visti gli 80mila soldati traghettati in questi anni dalle ong – dal traffico umanitario.

Alarm Phone si era inventato tutto: nessun bambino a bordo gommone

Se teniamo conto che è attraverso il fondatore di questa organizzazione, un prete trafficante di droga riparato in Vaticano, che il giornale dei vescovi Avvenire riceve foto e video (falsi) di immigrati torturati nei centri del governo di Tripoli, avrete il senso del sistema mediatico che spaccia false notizie fidandosi di un noto trafficante di droga.




2 pensieri su “Il prete spacciatore che da anni manda i clandestini in Italia”

  1. basta fare una legge con cui si evita di rispondere a chi non e’ direttamente in difficoltà e multare tutti coloro che sono in difficoltà, e con l’arresto perchè si sono messi in condizioni di pericolo in mare, quindi senza troppi fronzoli applicare il codice della navigazione che per i natanti italiani è davvero coercitivo! se vai in mare senza le dovute accortezze di aiutano ma poi finisci in galera

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