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Migrante stupra la figlia di 11 anni a Rimini: è l’integrazione

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Il primo dicembre prossimo, davanti ai giudici del Collegio di Rimini, sarà chiamato a rispondere di due accuse pesantissime. La prima è di aver reso la vita delle due figlie e del figlio minorenne, oltre a quella della propria moglie, un vero e proprio calvario, obbligandoli ad andare in strada a chiedere l’elemosina, e soffocando i loro tentativi di ribellione a suon di botte.

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Poi avrebbe anche stuprata una delle due ragazzine, quando questa aveva tra gli 11 e i 13 anni, e costringendola ad avere dei rapporti sessuali, pena una scarica di schiaffi.

Lo stupratore è il solito immigrato, un 47enne rumeno (zingaro), difeso dall’avvocato Silvia Nicolini, che era stato arrestato lo scorso giugno dagli agenti della polizia di Stato. Il gip Vinicio Cantarini, accogliendo la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, ha disposto il giudizio immediato nei confronti dell’imputato.

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Come emerso dalle indagini della squadra mobile della Questura di Rimini, l’immigrato, nonostante i tentativi di fuga della figlia e quelli di ribellione della moglie, per oltre un decennio avrebbe abusato dei familiari. Vessazioni fisiche, psicologiche ed economiche.

L’immigrato è accusato di aver abusato sessualmente della figlia maggiore da quando aveva 11 anni, nonché di aver picchiato e minacciato di morte la moglie, l’altra figlia più piccola e il figlio.

Il 47enne, stando alla ricostruzione fatta dalla polizia di Stato, aveva trasformato la casa in cui viveva con la famiglia, a Rimini, in un vero e proprio lager, dove le botte, le umiliazioni e le minacce erano all’ordine del giorno. La moglie e le figlie sarebbero state obbligate dall’uomo a scendere in strada a chiedere l’elemosina. Se i soldi racimolati non erano abbastanza poi, il capo famiglia diventava una belva, scaricando la sua collera sulla donna e sulle bambine, che non si azzardavano nemmeno ad aprire bocca per paura di ritorsioni ancora più pesanti.




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