«Siete nella nostra zona, ci dovete dare i soldi»: così immigrati di seconda generazione terrorizzano ‘indigeni’

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Il questore ha definito così gli italiani vittime della baby gang di immigrati di seconda generazione:

QUESTORE: “FIGLI IMMIGRATI VOGLIONO CONTROLLARE L’ITALIA PER VENDETTA CONTRO ITALIANI”

«Qui siete nella nostra zona, ci dovete dare i soldi, vi ammazziamo, siete morti…»: la minaccia, poi l’aggressione alle spalle, con diversi colpi di casco alla nuca, calci e pugni, una violenza terribile che lo ha fatto svenire e poi finire con diversi punti di sutura alla testa e il setto nasale fratturato. È uno dei drammatici racconti di un ragazzo vittima della gang sgominata dalla polizia dopo un’indagine durata quasi due mesi.

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Un giovane vittima della violenza di un «branco» – così lo ha ribattezzato il questore di Palermo, Leopoldo Laricchia – che ieri è stato smascherato da un’inchiesta che ha portato a 12 arresti. In carcere sono finiti Aziz Rabeh, 19 anni; Ayoub Latrach, 19 anni; Bablo Ali, 20 anni; Imanalah Hamraoui, 20 anni, Yassine Attia, 19 anni; Yassine Drief, 19 anni. Ai domiciliari Khalid Ndong. Gli altri minorenni: due sono finiti al Malaspina e tre in comunità per minori a rischio di devianza. Devono rispondere di una serie di aggressioni messe a segno tra il il 7 gennaio e il 15 giugno. La gang era diventata il terrore di giovani, spesso minorenni, che venivano aggrediti a colpi di bastone, caschi, bottiglie di vetro rotte. Dalle vie del centro, nelle ore della movida, fino alla centralissima piazza Massimo e alle irruzioni nei condomini della zona di via Colonna Rotta.

Si erano dati un nome di battaglia ad uso Social, «Arab Zone 90133», dove con l’esca di video divertenti avevano accresciuto la popolarità tra ragazzine e ragazzini ignari di cosa si nascondesse dietro quei profili. Su «Tik Tok», «You Tube» e «Instagram» si vantavano della loro appartenenza ad un sodalizio di origine magrebina e poi rafforzavano la loro fame di dominio sulle diverse zone del centro storico. Su Instagram, sul profilo che ha raggiunto 1.385 follower, pubblicano foto e video che li ritraevano – a volte col viso in parte coperto da cappucci o altre modalità – nei luoghi della movida: c’erano pure le didascalie che servivano a marcare il territorio: «Qua rispetti chi temi mica chi ti tratta bene» oppure «Certi personaggi che ci portiamo dietro sono più terribili di quelli che abbiamo dentro».

Questa tranche di indagini inizia il 10 aprile, una sera maledetta per un gruppetto di giovani – anche minorenni – che si imbatte nella gang di una quindicina di ragazzi nei pressi di via Colonna rotta. I particolari dei loro racconti consegnati agli inquirenti e finiti in un’ordinanza di 31 pagine emessa dal gip, sono drammatici. E qui volutamente narrati in modo vago, dato che le vittime sono giovanissime. Il dato di fatto è che un gruppo di amici viene in contatto con la gang che li avvicina, minacciandoli di morte e chiedendo soldi. Non c’è tempo di rispondere: scatta l’aggressione che porterà al pronto soccorso uno dei ragazzi. Viene presentata denuncia, iniziano le indagini, condotte anche visionando le videocamere di sorveglianza sparse in città. E pochi giorni dopo, il 19 aprile, un secondo atto: uno dei ragazzi aggrediti viene riconosciuto in una delle vie del centro da uno degli aggressori, definito «di origine marocchine». Gli chiede conto delle ferite subite da uno dei suoi complici, uno degli aggressori che aveva dovuto fare i conti con un ragazzo che in tutti i modi aveva tentato di difendersi. Il ragazzo nega, ma si accorge che intanto attorno a lui si sono radunati altri componenti della gang che, telefonini alla mano, lo stanno riprendendo per poi poterlo sottoporre ad un riconoscimento da parte del loro complice. E davanti alle nuove minacce, il ragazzo decide di dirigersi verso un ristorante della zona, convinto che le tante persone presenti avrebbero fatto desistere la gang dai propositi violenti. Ma c’è un’incredibile sorpresa: viene spinto a forza fuori dal locale, è evidente che lì non vogliono immischiarsi. Il giovane fugge verso piazza Verdi, si avvicina ad una pattuglia dei vigili urbani. Poi, con un amico, recupera l’auto con cui era arrivato in centro. E subisce un’aggressione a colpi di spranga contro la fiancata dell’auto, dai complici della gang che si erano appostati in sua attesa. Fino alla fuga finale.




5 pensieri su “«Siete nella nostra zona, ci dovete dare i soldi»: così immigrati di seconda generazione terrorizzano ‘indigeni’”

  1. Il problema che la legge gli fa una sega.
    Questi figli di cagna sifilitica torneranno di nuovo a fare il cazzo che facevano.

    Anche i palermitani si dimostrano dei cagoni.
    Si danno tante arie con quella cazzo di flemma da nobili.

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