Figlio immigrati incendia stazione a Reggio: mezzi distrutti, sono un’emergenza nazionale

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I figli degli immigrati sono sempre più un’emergenza. La loro presenza è un crimine verso il futuro dei vostri figli.

Un 18enne figlio di immigrati residente a Sant’Ilario, Reggio Emil è stato denunciato per l’incendio divampato nella stazione ferroviaria del paese a febbraio scorso, che ha distrutto due mezzi da lavoro impegnati sulla linea ferroviaria.

Sul rogo si stava indagando da quando, la notte tra giovedì 4 e venerdì 5 febbraio, le fiamme avevano avvolto i due macchinari, in sosta a distanza di 50 metri l’uno dall’altro, nell’area interna della stazione.

Il giovane, nato in Italia da genitori immigrati, ora indagato è stato denunciato dalla polizia di Reggio per danneggiamento a seguito di incendio.

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Al lavoro, coordinati dal sostituto procuratore Giacomo Forte, fin dalle primissime battute sono stati gli agenti della Polfer e quelli della squadra mobile, per un tipo di reato, i roghi dolosi, che fanno subito scattare la massima attenzione da parte delle autorità inquirenti e delle forze dell’ordine. A Sant’Ilario ancora di più dal momento che la comunità purtroppo non è nuova a episodi anche gravi di vandalismi e aggressioni da parte di gruppi di giovani del posto.

Secondo gli uomini della Questura il 18enne potrebbe avere agito, infatti, con il concorso di altri coetanei. Vere e proprie gang di seconda generazione, quindi, come a Milano. Come a Torino. Come in tutta Italia stanno conquistando il territorio. E accoltellano le ragazze italiane alle spalle, venti volte: come a Treviso. Ne avete più sentito parlare di Treviso?

Il figlio di immigrati farebbe parte di un gruppo di poco più che adolescenti noti per intemperanze e gesti di vandalismo. Su delega della procura gli agenti hanno proceduto anche a perquisire l’abitazione del ragazzo.

A incastrarlo ci sono le immagini delle telecamere. In particolare, infatti, le attività di indagine si sono concentrate sull’attenta analisi degli impianti di videosorveglianza che si trovano nell’area; gli investigatori della squadra mobile hanno isolato alcuni frame che riprendevano, in particolare, un giovane scappare dal luogo dell’incendio poco dopo il suo inizio.

L’attività investigativa si è concentrata, così, su un gruppo di giovani del paese, di origine straniera ma nati in Italia, della cosiddetta seconda generazione, già evidenziatisi, in passato, per alcune intemperanze. La comparazione dei volti ha permesso l’identificazione del 18enne. Le indagini proseguono ora per raccogliere ulteriori elementi in ordine alle responsabilità del giovane nell’accaduto e di altri coetanei. I mezzi distrutti nel rogo erano della ditta “Mira Orvieto srl” che offre servizi integrati nel settore trasporti a carattere nazionale. In questo tratto della linea ferroviaria a Sant’Ilario si sta occupando, in subappalto, di manutenzione ordinaria di massicciate e rotaie.

«Quella di Sant’Ilario e Calerno è una comunità sana, che rispetta i valori di legalità e coesistenza – ha commentato il sindaco Carlo Perucchetti –. Di fronte a un fatto come quello avvenuto lo scorso febbraio non possiamo che assumere un atteggiamento di condanna, confermando la massima fiducia negli inquirenti e la totale disponibilità a dare il nostro sostegno e contributo alle indagini. Tutta l’amministrazione e i cittadini hanno giustamente l’esigenza di conoscere la verità dietro ad un gesto del genere».

Semplice, i vostri ospiti.




7 pensieri su “Figlio immigrati incendia stazione a Reggio: mezzi distrutti, sono un’emergenza nazionale”

  1. Questi giovani sono vittime e carnefici nello stesso tempo. Sono vittime perché sono vissuti e vivono in comunità (famiglia, scuola Stato) non protette dalle leggi, in cui ognuno può fare quello che vuole. Ciò genera insicurezza, assenza di valori sociali condivisi, mancanza di senso di appartenenza, senso di impunità. L’ideologia dei diritti umani sta distruggendo le comunità. I figli degli immigrati sono i primi a pagarne le conseguenze. Nella Germania e nella Francia del dopoguerra milioni di turchi e di magrebini si sono integrati perfettamente senza creare problemi. Nel dopoguerra, l’ideologia dei diritti umani non imperversava come adesso distruggendo ogni comunità. (vedi: dirittiumani.net)

    1. Ma che cazzo dici?.. Ma dove cazzo vivi?… Ma quale cazzo di integrazione vai dicendo?…. il negro e il beduino in una società evoluta come quella occidentale si potrà integrare solo se rifiuta l islam, e te lo dice uno che ha vissuto per 5 anni in casa, con un iraniano, cui komeini ha tolto tutto , e che come sentiva qualche beduino inneggiare a momelometto gli veniva la voglia di prendere la scimitarra e sgozzarlo… Capito coglione?

  2. Non credo all’integrazione “buona” Griscenko, dietro questi stranieri in età acerba c’è una famiglia che ha inculcato loro rancori profondi, invidia, cattiveria e non ultimo turpi princìpi di gente disonesta, come solo loro sanno essere.
    Se nel periodo da te citato non si palesavano come oggi era solo perché la giustizia funzionava ed il timore delle conseguenze era più forte dell’astio per gli autoctoni.

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