Il 1 marzo di 83 anni fa moriva il Poeta soldato: Gabriele D’Annunzio

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Esattamente 83 anni fa, il 1 marzo 1938, moriva Gabriele D’Annunzio. Il Vate. Il Comandante. Il cantore della Patria.

Il Poeta è riuscito nel suo intento più ardito: quello di essere immortale. Con le sue opere e con le sue “pietre”, ossia la ristrutturazione della sua casa natale a Pescara e la creazione del sontuoso Vittoriale degli Italiani a Gardone, ha conquistato non solo i suoi contemporanei, ma anche i posteri.

Ma, forse, la sua più grande impresa, non fu letteraria: fu la Reggenza del Carnaro. Quel breve sogno anarchico e patriottico che vide un manipolo di volontari guidati da d’Annunzio riportare all’Italia la città di Fiume.

La Reggenza italiana del Carnaro venne proclamata dal poeta Gabriele D’Annunzio l’8 settembre 1920 nella città di Fiume. L’8 settembre, strano il destino.

La proclamazione segnò il capitolo finale dell’impresa di Fiume condotta dallo stesso d’Annunzio allo scopo di annettere la città italiana al Regno d’Italia.

Sogno finito pochi mesi dopo, nel Natale di Sangue. Che d’Annunzio rese meno sanguino, con la resa della città alle truppe italiane regolari, sarebbe stato un massacro tra fratelli.

«Il delitto è consumato. Le truppe regie hanno dato a Fiume il Natale funebre. Nella notte trasportiamo sulle barelle i nostri feriti e i nostri morti. Resistiamo disperatamente, uno contro dieci, uno contro venti. Nessuno passerà, se non sopra i nostri corpi. Abbiamo fatto saltare tutti i ponti dell’Eneo. Combatteremo tutta la notte. E domani alla prima luce del giorno speriamo di guardare in faccia gli assassini della città martire.»

Gabriele d’Annunzio preannunciò che la sua opera sarebbe stata compresa a fondo solo dopo 70 anni dalla sua morte.

Ma la sua vita è stata la sua opera.




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