Covid, Ricciardi è tornato: “lockdown di 4-5 settimane: anni per tornare alla normalità”

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Per battere il virus l’Italia deve fare una scelta coraggiosa: adottare “la strategia No Covid”, che comprende anche un lockdown, la sola che consente di uscire dal “circolo vizioso” di “mesi di yo-yo tra chiusure parziali e riaperture”. Lo scrive su ‘Avvenire’, in edicola domani, Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid e studioso di sanita’ pubblica, spiegando che “la vaccinazione di massa”, pur indispensabile, “richiederà mesi se non anni per garantire una protezione adeguata”. Nel frattempo, e’ necessaria una “strategia per il ritorno ad un equilibrio accettabile, quella della eliminazione della trasmissione virale, in grado di riportare i cittadini ad una vita pressoché normale” e di “recuperare le perdite economiche causate dalla pandemia”.




5 pensieri su “Covid, Ricciardi è tornato: “lockdown di 4-5 settimane: anni per tornare alla normalità””

  1. Ricciardi ha perfettamente ragione, egli propone la strategia di soppressione del virus, vincente in Australia Neuova Zelanda Cina Giappone Taiwan Corea eccetera, in luogo di quella fallimentare Europea chiamata della mitigazione del contagio. Purtroppo o per fortuna la strategia della soppressione del virus prevede un lockdown duro di un paio di mesi, cosa fattibile anzi già fatta, e la chiusura delle frontiere, misura inattuabile in Europa perché senza falli negri le nostre donne ed i nostri omosessuali non possono vivere. Quindi teniamoci le regioni colorate.

    1. Cippy mi ha proibito di acquistare l’ottimo costume da “medico della peste” (versione steampunk) che volevo utilizzare per il mio rientro in società in paese.
      Guarda tu se un uomo non ha il diritto di buttare 39 e 90 per vedere l’effetto che fa…

      1. @Antani
        Io invece trovo interessante l’idea di indossare quel costume, perché ricorre all’ironia (anzi, al sarcasmo) per sottolineare in modo innocuo e intelligente l’inadeguata sproporzionatezza delle condotte che ci vengono imposte da chi ha in mano “la barra del timone”. Tra l’altro, impugnata con l’inganno e, perché no, pure con quel quid di violenza gratuita che certo non mancava nell’Italia del ‘600.

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