Medici e infermieri contro il governo: “Moriamo ancora senza mascherine”

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Il numero degli operatori sanitari in prima linea deceduti o contagiati dal Coronavirus sale ogni giorno. Il totale dei morti tra i medici sale a 105. Gli ultimi nomi, secondo quanto rende noto la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), sono quelli di Giunio Matarazzo, odontoiatra, e Emilio Brignole, chirurgo ospedaliero. Ci sono poi i medici di famiglia Antonio De Pisapia, Massimo Bosio, Marzio Zennaro, Tahsin Khrisat, Mario Rossi e Samar Sinjab. C’è poi il chirurgo oncologo Francesco Cortesi.

Sindacati e ordini chiedono a gran voce da settimane che chi lavora a contatto con i malati di Covid-19 sia messo in condizione di farlo in sicurezza con dispositivi di protezione individuale adeguati.

Il bilancio dei decessi tra gli infermieri sale a 28. Oggi è stato confermato il decesso di altre due infermiere impegnate sul campo contro il Covid-19, a Bergamo e Cremona.

“Altro che fase 2, al Nord permane il caos organizzativo”, rilanciano allarmati gli infermieri. Le mascherine Ffp3 sono introvabili, le Ffp2 scarseggiano. E i sanitari continuano a infettarsi.

Queste preoccupazioni vengono rilanciate dal sindacato Nursing Up all’Adnkronos. Ha tenuto una riunione di coordinamento in conference call con le strutture regionali e sovraterritoriali del Nord Italia, per verificare la situazione organizzativa nelle Asl più colpite dal Covid-19. “L’incontro – spiega il sindacato – si è reso necessario a causa delle continue segnalazioni che ci sono giunte da parte dei colleghi che operano in trincea, nonostante le molteplici rassicurazioni di fonte politica degli ultimi giorni”.

Gli infermieri, in prima linea sul territorio, a fronte di timidi miglioramenti, continuano a segnalare che accadono ancora fatti gravi. Dal confronto emergono in maniera preponderante una serie di problematiche irrisolte che con estrema difficoltà le delegazioni locali stanno affrontando in queste ore. Tra le più spinose – denuncia il sindacato – si segnalano che in tutte le regioni interessate sono praticamente introvabili le mascherine Ffp2, quelle che garantiscono una idonea protezione contro la cosiddetta aerosolizzazione. Mentre le Ffp3, che comunque non garantiscono gli stessi livelli di protezione contro il rischio di infezione, vengono erogate con il contagocce.

“Dalla riunione delle delegazioni territoriali, informa Nursing Up, è emersa una realtà variegata e schizoide, caratterizzata da proclami di fonte politica che accreditano come risolti, problemi organizzativo-gestionali dell’emergenza che, alla prova dei fatti, non sono stati affatto risolti”.

Per questo – è l’appello – tornano a chiedere, ancora una volta, che le istituzioni centrali si impegnino con gli organismi rappresentativi delle professioni sanitarie, affinché vengano poste e rispettate delle regole che trovino concreta applicazione nella pratica organizzativo-gestionale quotidiana degli enti sanitari. Altro che fase 2. Se si continua così non ci arriveranno mai a vedere cosa si nasconde dietro la fine dell’emergenza.

“È necessario consentire agli operatori sanitari – sottolinea il presidente Nursing Up Antonio De Palma – di operare in reale sicurezza”. Lo Stato garantisca la salute dei suoi uomini. La meticolosa e puntuale applicazione dei precetti che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro da parte di tutte le aziende sanitarie locali, indipendentemente dal territorio dove le stesse si trovano. “Non è più tollerabile questo pericoloso balletto di comportamenti organizzativi”.

Davanti alla tragica quotidiana conta dei caduti in prima linea, medici ospedalieri e di famiglia, infermieri e tutte le professioni sanitarie coinvolte a diverso titolo non possiamo rimanere inermi: chiederemo conto alle Istituzioni e se necessario porteremo lo Stato, le Regioni e gli Enti locali in tribunale. D’altronde, per quanto ci riguarda, non sarebbe la prima volta visto che lo abbiamo già fatto e lo stiamo ancora facendo per gli ex specializzandi 78-2006″.

Massimo Tortorella, il Presidente di Consulcesi annuncia azioni legali per l’assenza di adeguati dispositivi di protezione con cui i sanitari stanno affrontano il Covid-19. “Medici, infermieri e tutto il personale sanitario stanno eroicamente combattendo contro il Coronavirus pagando un prezzo altissimo in termini di vite perse. I camici bianchi sono il 10 % dei contagiati totali, così da vittime rischiano di trasformarsi in untori, con gravi ripercussioni sul Sistema Salute, soprattutto a livello di prevenzione visto che i CUP sono inutilizzati e le strutture vuote.

La situazione emergenziale non può in alcun modo essere una giustificazione e per questo, oltre a difenderli contro chiunque vorrà attaccarli e sostenere le misure già intraprese previste dall’emendamento al Cura Italia, agiremo anche a tutela dei loro diritti ad ogni livello. Siamo pronti anche a lanciare azioni collettive”.

Secondo l’OMS, il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare filtranti respiratori FFP2 e FFP3 per le procedure che generano aerosol. Necessario, secondo i riferimenti competenti, l’utilizzo della protezione facciale, del camice impermeabile a maniche lunghe, dei guanti. Questo purtroppo non accade in molte strutture ospedaliere, dove il personale è costretto a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità di DPI idonei.

“A noi – aggiunge Tortorella –segnalano di aver ricevuto mascherine della consistenza dei panni utili a raccogliere la polvere o di aver dovuto comprare da sé i dispositivi di sicurezza previsti dalla legge, di dover sostenere turni estenuanti ed, in molti casi, senza neppure ricevere una preparazione adeguata al caso concreto provenendo da reparti completamente disomogenei, oltre a doversi reperire (per i liberi professionisti) una copertura assicurativa adeguata al nuovo rischio per poter continuare a fornire la loro prestazione. Ci sono delle palesi responsabilità di cui qualcuno dovrà rispondere e Consulcesi, come sempre, sarà dalla parte degli operatori sanitari”.




3 pensieri su “Medici e infermieri contro il governo: “Moriamo ancora senza mascherine””

  1. Non credo che al Governo interessino molto le sorti degli italiani. Ne sono la dimostrazione le continue richieste di Consulcesi, sopra elencate.
    I governanti non hanno la più pallida idea del da farsi, in ogni campo, poichè dal 1992 si sono abituati ad eseguire gli ordini di chi sappiamo. Hanno messo il cervello in soffitta. Punto.

  2. E parliamo di mascherine, che al costo ordinario si prendevano a due o tre euro, anche meno se acquistate in lotti…
    Se ci fosse una guerra riuscirebbero, forse, ad armare ed equipaggiare centomila uomini, con molta fatica, gli altri restateacasa, e magari sarebbero pure contenti, ma farebbero la fine dei sudditi senza neanche accorgersene. Sono passati, con grande soddisfazione dei radical chic, i tempi in cui si poteva proclamare la mobilitazione nazionale e tutta una nazione si convertiva per armare, vestire, equipaggiare ogni uomo valido.

  3. Cari infermieri e medici,
    Statevene un poco a casa secondo i normali turni di lavoro e lasciate che se la sbroglino quelli che hanno hanno portato allo sfascio il Paese e pure la sanità.
    Meglio un infermiere e un medico vivo che un eroe morto.
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    Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.
    Aforisma di Bertolt Brecht.
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