Il padre del ‘pusher’ tunisino confessa: “Abbiamo spacciato ma denunciamo Salvini”

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Emergono ulteriori dettagli sugli stranieri oggetto della famosa citofonata di Matteo Salvini: il padre ha precedenti per spaccio, il fratello maggiore ha fatto «di tutto». Franco Gabrielli e Cei attaccano l’ex ministro, lui ripete lo show.

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A Bologna è rivolta delle sardine contro il citofono anti-spaccio di Salvini. A guardarli in faccia se ne comprende il motivo.

Come abbiamo scritto, dopo essersi consultato con l’avvocato delle sardine, il 17enne tunisino ‘vittima’ di Salvini ha cambiato versione:

Salvini, tunisino cambia versione: “tiro solo petardi”, difeso da avv. sardine – VIDEO

L’ultima versione del 17enne: “Come si è permesso di fare una cosa simile, siamo brave persone. Io sono uno studente, gioco a calcio nell’Imolese, mio padre è un gran lavoratore. Tra qualche mese avrò anche io una bambina. Non capisco perché se la siano presa con noi”. Chissà.

Padre e figlio hanno fatto sapere: “Con quella donna abbiamo problemi da tempo. Screzi legati al fatto che si lamenta di tutto. È vero, c’è chi spaccia sotto i portici o in strada: ma non siamo noi”.

E c’è anche il fratello – che vive in un altro appartamento nel quartiere – e ha già avuto problemi con la giustizia: una denuncia per furto e rissa. Il padre, invece, ha ammesso: “Io ho avuto una vicenda legata allo spaccio, ma appartiene tutto al passato, da tempo lavoro regolarmente”. Di professione fa il corriere: non fate battute.

Intanto ha incontrato l’avvocato delle sardine Cathy La Torre e ieri, in una riunione del legale con i genitori del presunto spacciatore, sarebbero state presentate denunce contro il leader della Lega e contro Anna Rita Biagini, la 61enne che ha indicato a quale citifono suonare e a cui hanno distrutto la macchina la mattina successiva.

Oggi le sardine protesteranno contro chi protesta contro la droga.

Ma, a parte questo: perché uno spacciatore può rimanere in Italia e fare arrivare anche i figli? Perché non scatta l’espulsione immediata? Ci stiamo circondando di feccia.

Ma ancora più feccia è chi li difende.




Un pensiero su “Il padre del ‘pusher’ tunisino confessa: “Abbiamo spacciato ma denunciamo Salvini””

  1. Dato che sbirri e magistrati non fanno un cazzo per cacciare questa feccia è ora di organizzare i rimpatri popolari.

    Basta poca forza, ben indirizzata.

    Non possiamo aspettare che diventino troppi.

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