Lucano pagava perché manifestassero a suo favore, con i vostri soldi e fatture gonfiate

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E non solo. Lucano dava indicazioni alla sua collaboratrice su come fare per “gonfiare i costi sostenuti dall’associazione, (Città Futura) al fine di ottenere un maggiore finanziamento.” Si legge tra le carte dell’inchiesta “Xenia”. I finanzieri si concentrano in particolare su una conversazione tra Mimmo Lucano e Cosimina Ierinò.

È l’8 settembre del 2017, i due si trovano sull’alfetta blu del sindaco dell’accoglienza. Lì scoprono che lo SPRAR non ha riconosciuto nella rendicontazione le borse lavoro. I soldi andavano recuperati e, sempre in macchina, studiano la “strategia” da mettere in piedi per fare cassa. Mimmo Lucano informa la sua fida collaboratrice: “…non vengono pagate dallo SPRAR, perché abbiamo fatto l’analisi della rendicontazione e già ci hanno detto in questo modo. Allora, se ci succede qualche cosa gli diciamo che per recuperare quello che hanno fatto, abbiamo passato con borsa lavoro presso la Prefettura …”. Ma Cosimina “consiglia, invece, di predisporre delle false prestazioni occasionali da parte di persone fidate che poi restituiscono i soldi ricevuti con assegno (per garantire la tracciabilità) all’associazione” E intercettata dice: “… perciò ti dico bisogna trovare persone che pure che gli fai il bonifico i soldi li restituisce a Città Futura…”.

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Entrambi non volevano essere fregati. Bisognava coinvolgere nel giro persone amiche, fidate. Nelle intercettazioni ambientali, di cui noi de Il Giornale siamo entrati in possesso in maniera esclusiva, si sente un Lucano pensieroso, preoccupato di essere scoperto: “si però che ne so se poi succede che gli chiedono qualche cosa, ma tu hai fatto … noi dovremmo fare veramente a quelli che hanno fatto il lavoro perché così poi quando gli chiedono, si si, ho fatto tutto questo. Per quello che io pensavo che era preferibile fare qualcuno che…” confida a Cosimina, che suggerisce: “perciò ti dico (si riferisce a Mimmo Lucano ndr.) bisogna trovare persone che pure che gli fai il bonifico i soldi li restituisce a Città Futura.” Ma “Mimì” è dubbioso: “si ma come facciamo noi per fare questa operazione di pagamento, quelli si vogliono tenersi pure i soldi!” Afferma il sindaco dei migranti. Ma per Cosimina la soluzione al problema è una sola: “L’unica era prestazioni occasionali alle persone fidate … fidate.” Sottolinea a Lucano, che risponde e conferma di averlo già fatto in passato. Dalla parole del sindaco sembrerebbe quasi una strategia consolidata nel tempo. “Siii come abbiamo fatto all’epoca? – dice Lucano – … no, non voglio queste cose più, per l’amore della Madonna, per amore della Madonna… Tu ti immagini che mio fratello Sandro mi dice di fargli la prestazione occasionale a lui?” No, giammai. Al fratello di Lucano no, il rischio è troppo alto fa notare la Ierinò: “no che ti bombardano. Da pulito poi entri nello sporco.” Fa notare la fidata collaboratrice. Come se farli a nome dei migranti vicini al sindaco fosse diverso. Fosse consentito. Lucano ammette: “ La forza mia è questa! Questa è la mia forza! Allora a loro questo fa paura? Questo gli fa paura. Altrimenti mi massacravano, porca la puttana. Allora perché mi hanno raccolto 20.000 firme?” Bisognava agire sì, ma senza sporcarsi le mani. Alla luce dei fatti che stiamo raccontando basandoci sulle carte dell’inchiesta, le 20 mila persone rimetterebbero la firma per sostenere ancora una volta Lucano? D’altronde, è lo stesso “Mimì” a chiederselo “Ma tu ti immagini che vedevano che io facevo questi trucchi in questa maniera… omissis…”




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