Rastrellare i clandestini casa per casa: mandiamoli tutti in Africa

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Sono stati 5.615 i rimpatri di irregolari che lʼItalia ha effettuato nel 2018, di cui appena 435 volontari.

Noi vogliamo espulsioni di massa, ma dare la responsabilità del numero di espulsioni del 2018 a Salvini è ridicolo. E’ diventato ministro a metà anno, e se puoi azzerare gli sbarchi prendendo decisioni veloci e dure senza tentennare, per moltiplicare i rimpatri servono azioni più complesse e lunghe.

Quello che ha fatto Salvini con l’immigrazione è fuor di ogni dubbio un miracolo. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato risultati del genere in così poco tempo.

E il calo apparente delle espulsioni nel 2018 è tutto dipendente da questo enorme successo: la maggioranza delle espulsioni, che ricordiamo essere in gran parte fogli di via o ‘ordini di espulsione’, erano dovute a chi sbarcava e veniva ‘espulso’. E’ evidente che crollando gli sbarchi lo scorso anno del 90%, sono crollate anche queste finte espulsioni.

E’ proprio per questo che “la Grecia fa meglio di noi”, lì gli sbarchi sono molti di più. E così anche le finte espulsioni.

In questo 2019 già si vedono segnali incoraggianti:

Effetto Salvini: raddoppiano espulsioni

Questo detto, urge un grande piano di espulsioni di massa. Questo:

In Italia ci sono circa 600mila clandestini. Quanto impiegheremmo a rimpatriarli? Beh, utilizzando gli aerei militari da trasporto non troppo tempo.

L’Italia possiede 22 C-130. L’aereo può trasportare comodamente 100 clandestini a botta, con accompagnatori. In teoria, se ci fosse la volontà, ogni viaggio potrebbe trasferire lontano dall’Italia ben 2.200 clandestini. Con un solo viaggio a settimana, un ritmo nemmeno tanto frenetico, si potrebbero espellere più di 114mila clandestini in solo 1 anno: 560mila nel giro di una sola legislatura.

E questo esclusi gli altri aerei civili che il governo potrebbe noleggiare. Il costo per ora di volo si aggira sui 6/7mila euro compresa la manutenzione. Tenendo conto che mediamente parliamo di 10 ore di volo tra andata e ritorno (ad esempio la Nigeria), il costo totale dell’espulsione ogni anno di 114mila clandestini ci costerebbe solo 80 milioni di euro. Una bazzecola rispetto ai 5 miliardi di euro che spendiamo per tenerli in hotel.

Ovviamente non è così semplice, ci vogliono accordi con i Paesi di provenienza, ma anche questo problema è superabile con un iniziale spostamento dei clandestini in un Paese terzo, dove potremmo costruire campi di contenimento – metodo israeliano – e, oltretutto, con tutti i fondi che versiamo agli Stati africani – sia direttamente che attraverso le rimesse dei loro immigrati regolari -, potremmo minacciarli di blocco trasferimenti in caso si rifiutino di riprendersi i loro clandestini.

Metodo israeliano: delocalizzare l’accoglienza – In Angola, alla periferia di Luanda, esiste un’intera megalopoli, Nova Cidade de Kilamba: vuota. Lo scrivemmo nel 2015, nel 2018 continua a non avere abitanti, mentre le nostre periferie e le nostre strade si riempiono di africani accampati. Un controsenso.

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Nova Cidade è il frutto di un accordo tra il governo di Pechino e quello angolano ed è stata realizzata dalla società cinese statale Citic in cambio delle concessioni petrolifere angolane alla Cina.

Rappresenta un investimento di 3,5 miliardi di dollari, spesi dal China International Trust and Investment Corporation. La notizia ha colpito la stampa internazionale perché la città è rimasta deserta per anni e solo ultimamente il governo dell’Angola è riuscito a pianificare degli incentivi economici per rendere conveniente affittare uno degli oltre 100.000 appartamenti presenti in città.

Composta da circa 750 edifici di otto piani, una dozzina di scuole e un centinaio di negozi, dovrebbe accogliere 500 mila persone – ma per adesso non ci abita quasi nessuno.

Perché il governo italiano non fa un accordo con quello angolano in modo da risolvere il nostro problema – troppi africani – e il loro problema – una città vuota?

Potremmo anche dare al governo angolano un incentivo all’accoglienza: 10 euro al giorno per ogni clandestino che si prendono. Noi risparmieremmo 25 euro al giorno, qualche migliaio di stupri e qualche ragazzina in meno fatta a pezzi. Loro avrebbero soldi da investire per i loro poveri.

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Oppure, se il governo angolano preferisce, si potrebbe comprare l’intera città disabitata: gli italiani sarebbero pronti ad una colletta. E i 3,5 miliardi spesi per costruirla sono meno dei 5 che l’Italia spende ogni anno in accoglienza. Comprarla e piazzarci i nostri ‘ospiti’ sarebbe un investimento a lungo termine.

Si potrebbe iniziare col piazzarci i 170mila che attualmente attendono una risposta alla richiesta di asilo e che, sappiamo nel 94% sarà negativa. Potrebbero attendere in Angola invece che in Italia: sarebbe un potente disincentivo ad imbarcarsi per l’Italia.

Vi sembra un’idea più folle di quella che attualmente ci vede ospitare 170mila finti profughi in hotel? Davvero?

Israele ha fatto lo stesso, su scala inferiore, con l’Uganda. E non sono nazisti.

Il problema di fondo è che, questi clandestini, non fuggono per trovare un posto dove abitare, cercano qualcuno che li mantenga. E questo accade solo in Europa.

Insomma, per eliminare dal territorio nazionale i vari Oseghale spenderemmo solo 500 milioni di euro in una legislatura. Le coop rimarrebbero a bocca asciutta e i nostri aerei militari servirebbero finalmente a proteggere le frontiere invece di andare a fare guerre inutili al servizio di Washington.

E, magari, un’altra Pamela non sarà fatta a pezzi.




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