Estate chiusa per reddito, allarmismo di hotel e lidi: non troviamo personale

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Circola un allarme che è una bufala economica. Il Giornale ci ha addirittura fatto un articolo dal titolo quasi apocalittico: Estate chiusa per reddito L’allarme di hotel e lidi: non troviamo personale.

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Ora, qui non siamo fans del reddito di cittadinanza a prescindere, ma questo terrorismo mediatico sembra prodromico all’importazione di immigrati a basso costo con la solita scusa del “lavoro che gli italiani non vogliono più fare”. A dire che in realtà la situazione è molto diversa, al di là del titolo, lo stesso articolo del Giornale.

Leggiamo quale sarebbe l’allarme:

Il problema è esteso a tutta la riviera romagnola, in una stagione tra l’altro molto positiva per le prenotazioni. Lo denuncia il segretario confederale della Uil, Ivana Veronese: «Nella riviera romagnola si stanno manifestando due fenomeni: da una parte sta diminuendo l’offerta di lavoro stagionale, pur in presenza di una forte domanda; dall’altra – e ciò è quello che maggiormente ci preoccupa – seppur per ora circoscritto a pochi casi, si preferisce un lavoro in nero piuttosto che un lavoro regolare, per poter beneficiare del nuovo reddito di cittadinanza».

Circoscritto a pochi casi.

«La scorsa settimana due ragazzi, sui venticinque anni, mi hanno chiesto lavoro per l’estate ma hanno subito precisato che sarebbero stati disposti a fare la stagione soltanto a condizione di non risultare assunti. Dobbiamo conservare il reddito di cittadinanza, abbiamo fatto domanda e siamo a posto con tutti i requisiti previsti dalla normativa, mi hanno spiegato» racconta Gabriele Bernardi, albergatore di Rimini. Le stesse richieste ricevono gli hotel di Cesenatico e delle altre famose località dell’estate romagnola. Così come a Jesolo, in Veneto, dove mancano tra le 500 e le 1.000 persone, un terzo della forza lavoro totale.

Due ragazzi.

L’albergatore Amorino De Zotti racconta di aver ricevuto quattro rifiuti molto chiari: «Invece che prendere 1.100 euro lavorando hanno preferito prendere 780 euro restando a casa». «È una situazione che rasenta il drammatico – protesta il presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli – ma non è solo in Veneto, è così in tutta Italia».

«I lavori stagionali sono la giungla di precarietà. Orari disumani, stipendi da fame, nessuna sicurezza. Noi con il decreto Dignità e il reddito di cittadinanza sosteniamo chi è stato ridotto alla fame dai precedenti governi».

Quattro rifiuti. Non è che gli stipendi sono troppo bassi per un lavoro stagionale?

Il meccanismo è lo stesso in Puglia, dove l’allarme sull’«effetto boomerang» del reddito di cittadinanza è stato lanciato dal leader nazionale del Sindacato Italiano Balneari, Antonio Capacchione, imprenditore del settore a Margherita di Savoia: «Molti associati ci hanno segnalato la difficoltà di reperire un aiuto nella gestione delle strutture a causa del reddito di cittadinanza». Di qui l’appello al governo: «Intervenite subito per correggere numerosi aspetti della legge. Bisogna fare in fretta». Altri, invece di sperare nel governo, si affidano alla tecnologia. Come un ristoratore veneto, Luigi Serafin, che vuole sostituire il personale con dei robot che servono ai tavoli: «I robot non vanno dai sindacati e non sono mai stanchi». E non fanno domanda del reddito di cittadinanza.

Insomma, fuffa. Anche perché la stragrande maggioranza del RdC è molto più basso di 700. Per i giovani single è mediamente di 300 euro, giusto per sopravvivere. Pensate davvero che rifiuterebbero 1.100 euro al mese per prenderne 300?

Dipingono gli italiani come un popolo di fannulloni perché portano avanti il progetto di precarizzazione del lavoro e di importazione di manodopera straniera.

Comunque, si potrebbe migliorare la legge: permettere a chi riceve il reddito di cittadinanza di fare lavori stagionali senza essere penalizzato.




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