Tria ha nostalgia della monetizzazione del debito

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Tria ha detto una cosa intelligente.

“Credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a proposito dell’Eurozona e della possibilità di un “finanziamento in moneta del deficit”, cioè l’intervento diretto della Banca centrale nelle emissioni. Tria, che sottolinea come comunque servirebbe una difficile revisione dello Statuto della Bce, parla di “sovranismo nordico” che impedisce il rilancio del bilancio Ue.

Ce l’avevamo una banca che poteva monetizzare il debito. Quando eravamo sovrani. In un momento di deflazione come questo sarebbe stato essenziale. E una parte del debito potevamo eliminarlo semplicemente con un passaggio delle riserve auree. Possiamo ancora farlo.

Come? Semplice. La Banca d’Italia, formalmente proprietarie delle riserve auree italiane, compra l’equivalente in oro del debito pubblico italiano e poi lo annulla. In questo modo una parte piuttosto consistente del debito pubblico scomparirebbe con un semplice artifizio finanziario. E gli interessi scenderebbero.




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