In nuovi bandi 21 euro a profugo: niente hotel, via psicologi, trasporti tagliati

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La pacchia è finita, e chi faceva business col sistema dell’accoglienza, generando ricorsi a raffica a spese dei contribuenti per perpetuare la permanenza dei finti profughi, si lamenta.

E’ il migliore sintomo che le cose stanno andando bene.

Gianfranco Schiavone, vice presidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), nota associazione finanziata da Soros per presentare ricorsi pro-immigrati nei tribunali con magistrati ideologicamente di sinistra, attacca i nuovi bandi per l’accoglienza basate sul nuovo capitolato della Direzione centrale del ministero dell’Interno.

I nuovi bandi, come promesso dal decreto Salvini, tagliano i soldi per le varie voci dell’accoglienza fino a scendere a una media di 21,35 euro per fancazzista – più pocket money da 2,5 euro – per i centri da 50 posti di capienza.

Per il giurista “vengono penalizzate le strutture che non siano di mero parcheggio. Per cui la questione ora diventa che non siamo di fronte a un contenimento, anche drastico ma legittimo dei costi, ma all’impossibilità di fornire un servizio”. E secondo lui per rendersene conto basta “fare confronto con il costo di un qualunque piano freddo comunale per i senza dimora, dove peraltro si tratta di fornire servizi molto più ristretti. L’accoglienza agli stranieri diventerà il servizio più economico di tutto il settore socio-assistenziale, solo perché rivolto agli stranieri”.

“Le basi d’asta non sono congrue, il più clamoroso scarto è su affitti e utenze. Nello schema di capitolato nazionale il ministero fa riferimento alla spesa mediana delle famiglie per affitti e utenze e le stima in 3,93 euro giornalieri per persona. In realtà i dati dall’Istat parlano di 11,91 euro. O è un clamoroso errore oppure una somma buttata lì. Un appartamento che ospita 5 persone secondo queste previsioni dovrebbe costare meno di 580 euro mensili tra affitto ed utenze. È impossibile che sia così a meno che non si tratti di situazioni degradate e geograficamente isolate con costi modesti, e ci sono aree di Italia in cui questo avviene, ma di certo non a Milano. L’associazione che vorrà realizzare accoglienza diffusa con i parametri del vecchio sistema Sprar non lo potrà fare”. Infatti, è questo l’obiettivo: rendere l’accoglienza non conveniente.

Trasporti? “La logica del capitolato è quella per cui le persone non hanno bisogno di muoversi: 12 viaggi annuali da un massimo di 30 chilometri ciascuno. Significa non poter più frequentare i corsi di italiano gestiti dai Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, ndr) che non esistono nei paesini e si aggiunge al fatto che il decreto Salvini impedisce agli enti gestori di fare i corsi di italiano in loco, all’interno i centri. Qualcuno li raggiungerà a piedi ma i meno fortunati delle aree periferiche o hinterland non ce la faranno. L’Italia sarà l’unico Paese dell’Unione europea a non insegnare ai richiedenti asilo la lingua del Paese ospitante, con quella che è una politica del disprezzo per quanto riguarda la partecipazione di queste persone alla vita pubblica”. Perché non devono rimanere in Italia, sono ospiti temporanei, devono andare, migrare a casa loro.




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