Ong usano i presunti naufragi come un ricatto morale

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Soros e i suoi galoppini stanno organizzando (o simulando) naufragi  cercando di incolpare l’Italia per fatti che avvengono a ridosso delle coste libiche.

E “guarda caso” spuntano i bambini morti, proprio come in Siria, quando cercavano di far credere che Assad avesse usato i gas.

Queste notizie spesso sono diffuse da fonti di dubbia attendibilità come Al Jazeera e sono vere e proprie armi di DISTRAZIONE di massa.

Gl immigrazionisti vogliono esercitare una pressione psicologica facendo leva sul buon cuore degli Italiani e cercando di creare “sensi di colpa”, ma il nostro governo deve tenere duro, perseverare nella linea della fermezza e rimandare al mittente queste grottesche e ingiuste accuse.

Se vogliamo impedire che altre vite vadano perdute, oltre a proteggere i nostri confini e la nostra sovranità nazionale, non possiamo cedere all’emotività e al buonismo ma dobbiamo essere molto lucidi e razionali.

1)GLI UNICI COLPEVOLI di questi tragici avvenimenti sono gli scafisti e le ONG che li aiutano, NON chi cerca di combatterli.

Esistono prove concrete della complicità tra le sedicenti organizzazioni “umanitarie” e i trafficanti di esseri umani.

Il PM di Catania Zuccaro sta indagando proprio su questa rete di connivenze.

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2018/06/16/pm-zuccaro-ong-parte-sistema-sbagliato_8f003fbe-9cd0-491d-8be6-92fbf7fbb885.html

E non si trovi il PRETESTO della chiusura dei porti italiani, perchè il nostro paese non è responsabile per ciò che avviene così lontano, addirittura in acque territoriali libiche.E comunque soccorrere “naufraghi” (veri o presunti) in mare non comporta alcun obbligo di mantenerli per anni, trattando come profughi persone che provengono da paesi dove non è in corso nessuna reale emergenza.

Non mi risulta che i membri dell’equipaggio della nave Carpathia (che giunse per prima sul luogo del naufragio del Titanic) abbiano portato a casa propria o a casa dei propri vicini i superstiti del famoso transatlantico (affondato nel 1912) e abbiano garantito a queste persone vitto e alloggio gratis fino al 1915 o ancora meglio, fino alla fine della prima guerra mondiale (1918). Eppure anche i passeggeri di terza classe del Titanic erano “migranti” e poveri.

 

2)La Guardia Costiera Libica è costantemente impegnata in operazioni di ricerca e soccorso e si sta impegnando per arginare il fenomeno (nonostante la continua opera di disturbo messa in atto dagli equipaggi delle ONG, che si comportano come veri e propri pirati), ma il problema deve essere risolto a monte, IMPEDENDO le partenze e SMANTELLANDO le organizzazioni criminali che lucrano sul traffico di persone approfittando della debolezza (e della corruzione) del governo libico.

I due provvedimenti più urgenti sarebbero la chiusura e la messa in sicurezza del confine meridionale della LIbia (da cui passano i clandestini subsahariani) e una serie di operazioni militari “chirurgiche” finalizzate ad annientare le capacità operative dei trafficanti nei porti di partenza.

Se ci fossero volontà politica e coesione internazionale il problema potrebbe essere risolto in poche settimane.

3)Il principio che deve passare è il seguente:

le persone soccorse in mare DEVONO essere riportate sulla terraferma libica e assistite LOCALMENTE.

Al momento il porto (relativamente) sicuro più vicino è Tripoli.

Certo, la Libia non è la Svizzera: ci sono tensioni politiche, il governo ufficialmente riconosciuto non controlla tutto il territorio e in alcune aree ci sono ancora scontri armati (per esempio a Derna, dove le milizie del generale Haftar hanno recentemente liberato la città da gruppi di estremisti islamici).

MA NELLA CAPITALE NON C’È LA GUERRA.

NON CI SONO MASSACRI E BOMBARDAMENTI; NON è come Mogadiscio o Sarajevo all’inizio degli anni 90. Da circa un anno e mezzo anche l’ambasciata italiana è stata riaperta e pochi giorni fa il ministro degli interni Matteo Salvini ha visitato la città e parlato con le autorità locali.

E in ogni caso, SE Tripoli non fosse ritenuta abbastanza “sicura” (cosa curiosa… se lo è per oltre un milione di libici può esserlo anche per i “migranti”)  l’ONU sarebbe perfettamente in grado di creare e gestire aree protette lungo le coste.

I costi economici di queste operazioni dovrebbero essere sostenuti dai paesi che più hanno contribuito a DESTABILIZZARE la Libia nel 2011, scatenando una insensata guerra contro Gheddafi (Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti).

4)Dovrebbero essere realizzati degli hotspot vicino ai confini terrestri libici, per esempio in Tunisia, prendendo accordi con quel paese.

In caso di rifiuto (peraltro legittimo) della Tunisia, che però dovrebbe impegnarsi a NON INVIARCI più i suoi GALEOTTI appena scarcerati, andrebbero realizzati in Niger, a sud della frontiera libica, come ha proposto recentemente anche il ministro degli interni Matteo Salvini.

Se i subsahariani non riusciranno a raggiungere il territorio libico, questo flusso di persone, che NON è l’esodo “biblico” e “inarrestabile” dipinto dalla sinistra e dai globalisti, si arresterà nel giro di breve tempo. Nessuno sarà disposto a pagare migliaia di dollari per essere bloccato al confine meridionale della Libia.

5)I (pochi) bambini e donne incinte presenti sui barconi sono l’equivalente degli SCUDI UMANI usati dai terroristi.

Questi minori non accompagnati sono esposti a gravi rischi e cinicamente strumentalizzati per “giustificare” un vergognoso business.

Fino ad ora la loro presenza – spesso coatta – sui barconi ha permesso a centinaia di giovani maschi adulti, che pretendono di essere profughi senza esserlo, di essere traghettatiin Italia. È stato premiato il comportamento criminale di chi prende ostaggi!

Non è più tollerabile che per soccorrere uno o due bambini* si debbano trasportare in Italia cento, duecento, cinquecento pregiudicati nigeriani, tunisini, bengalesi e poi mantenerli per anni, lasciandoli liberi di vagare sul nostro territorio e di commettere crimini.

Anche in questo caso è indispensabile intervenire A MONTE, ovvero sul suolo africano, aiutare le persone più deboli e indifese (una piccola percentuale, probabilmente inferiore al 5% del totale) liberandole dai trafficanti, separandole dalla massa dei clandestini e collocandole in strutture protette in Libia.

All’interno di questi centri eventuali domande di asilo potrebbero essere esaminate rapidamente e efficientemente, anche se ho il sospetto che nella maggior parte dei casi queste persone, tenute prigioniere dagli scafisti e dalla criminalità organizzata (soprattutto le giovani donne, trasportate in Europa per essere inserite nel giro della prostituzione), aspirerebbero soltanto a tornare nei propri paesi di origine.

* Ovviamente tutto questo è riferito ai pochi veri bambini, non agli energumeni ventenni o trentenni privi di documenti che dichiarano di avere 17 anni.

M.L.




Un pensiero su “Ong usano i presunti naufragi come un ricatto morale”

  1. Soros e le ONG non hanno capito che l’opinione pubblica italiana ed europea non si commuove più di fronte ai veri o presunti bambini morti.
    SIAMO STANCHI DEGLI IMMIGRATI!!! Clandestini e non!
    Salvini va’ avanti per lottima strada che hai intrapreso! L’Italia è con te!!!

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