Melanzane, peperoni e ortaggi dal Nord Africa: agricoltura italiana in ginocchio

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Le importazioni dalle aree a Sud del Mediterraneo stanno uccidendo, letteralmente, la nostra già provata agricoltura locale. A provarlo, numeri alla mano, è un report realizzato dalla Regione Siciliana.

La Giunta di Nello Musumeci, nelle scorse settimane, ha prodotto una delibera per il riconoscimento dello dello stato di crisi per quasi tutte le province dell’isola dovuto soprattutto all’abbassamento generale e inarrestabile dei prezzi dal produttore al rivenditore.
Una situazione che riguarda anche la provincia di Agrigento, dove quanto prodotto dai coltivatori viene poi rivenduto in media tra il 50 e il 67% in meno del costo di produzione.

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L’area presa in esame dalla Regione, in cui rientrano anche le province di Caltanissetta, Siracusa e Ragusa, presenta un “accentuato declino dei prezzi alla produzione di molti prodotti dell’ortofrutta. Tra le cause della crisi – si legge ancora – incidono gli effetti dell’accordo Euro-Mediterraneo che ha generato l’ingresso di merce proveniente dal Nord Africa, fortemente concorrenziale principalmente per il basso costo della manodopera”.

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Prodotti che rompono letteralmente il mercato, e i numeri in tal senso sono molto chiari. La differenza più significativa tra quelle indicate dalla Regione è quella che riguarda ad esempio la melanzana: se per produrne un chilo sono necessari 80 centesimi, al rivenditore viene piazzata tra i 30 e i 40 centesimi. Non migliore la situazione di altri ortaggi: se il pomodoro a grappolo viene venduto tra 35 e 30 centesimi al chilo (contro i 70 centesimi necessari per produrlo), il ciliegino viene piazzato tra i 40 e i 60 centesimi al chilo contro l’euro necessario per coltivarlo. Seguono poi in ordine sparso i peperoni (costo di produzione 65 centesimi, si vende tra i 15 e i 25 centesimi) e le zucchine (costo per chilo, 65 centesimi, si vende a 25-45 centesimi). Passando alle coltivazioni da pieno campo, ad oggi la coltura che risulta più penalizzata è quella del carciofo, che, a fronte di un costo medio di produzione di 9 centesimi al chilo viene venduto a 6 centesimi.

“Ho convocato una riunione la prossima settimana a Roma – spiega l’agrigentino Rosario Marchese Ragona, presidente nazionale della sezione orticola di Confagricoltura, sigla della quale è anche vicepresidente regionale e presidente provinciale – per affrontare la questione. Io sono anche produttore un di pomodorino a Vittoria: vendo il prodotto a 60 centesimi, per produrlo ce ne vogliono 80. Stiamo perdendo soldi, ogni giorno, e francamente dubito bastino le dichiarazioni di stato di emergenza: bisogna fermare l’ingresso di prodotti clandestini da altri paesi. Senza questo, il resto sono chiacchiere”.




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