Profughi, sul barcone centinaia di migliaia di euro in contanti e gioielli

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Secondo quanto ricostruito dalle testimonianze, è quanto trovarono i militari della Corvetta della Marina Militare F556 “Chimera”, quando intervennero nel pomeriggio del 25 ottobre 2013 recuperando decine di immigrati che si dichiararono siriani: un centinaio.

Quando si trovarono a bordo della nave Chimera vennero perquisiti dai militari, con la finalità di verificare se avessero armi o altri oggetti atti ad offendere. E’ la prassi.

I militari della nave Chimera, con somma sorpresa si accorsero che i poveri migranti in fuga dalla fame e dalla disperazione, avevano addosso gioielli preziosi e migliaia di euro in contanti. Molte migliaia di euro in contanti.

Provvidero quindi al sequestro, imponendo i clandestini a depositare denaro e oggetti personali, fra cui gioielli e telefoni di ultima generazione, in sacchetti. I clandestini, una volta sbarcati, denunciarono i militari per ‘furto’.

L’inchiesta, che ipotizzava i reati di peculato militare e violata consegna, scaturì dalla segnalazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale Militare di Napoli, immediatamente allertato, che dispose accertamenti demandati sia alla Capitaneria di Porto, sia al Comando Militare di Brindisi sia alla squadra mobile di Agrigento.

Secondo quanto scaturito dalle dichiarazione di parte degli immigrati, i marò artefici dell’illegittima sottrazione, si sarebbero appropriati di una somma pari a 35 mila euro e 26 mila dollari, oltre decine di migliaia di euro in monili – collane, anelli, bracciali ecc. A proposito di disperati.

Tra le persone presenti sulla nave che avevano preso parte alle operazioni, ne sono stati indagati 8, tra marò e marinai. Su denuncia di un clandestino che vide alcuni militari rovistare nei sacchetti.

Sentito nel corso dell’incidente di esecuzione tenutosi presso il Tribunale di Agrigento, confermò quanto rappresentato ai suoi familiari, identificando uno dei responsabili.

Il 18 gennaio 2018 la sentenza del Tribunale Militare di Napoli ha dichiarato 3 dei militari indagati responsabili del reato di violata consegna pluriaggravata in concorso, ma constatato il difetto di giurisdizione per il marò, per il quale è stata ordinata la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, con la contestazione di furto aggravato.

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Degli ulteriori imputati – sottufficiali della Marina di stanza sulla nave Chimera ma non marò – 3 sono stati condannati per violata consegna, per non aver impedito la sottrazione dei beni: uno a sei mesi e due a tre mesi di reclusione militare, con beneficio di sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel casellario giudiziario!

Non sappiamo se, davvero, i militari abbiano sottratto centomila euro ai poveri disperati, è il primo grado, faranno ricorso. Ma quello che si evince da queste denunce è che in fuga o no dalla guerra, ad arrivare sono i ricchi di quei Paesi. Talmente ricchi da spendere decine di migliaia di euro a testa per arrivare in Italia e, nonostante questo, da averne altre decine di migliaia a disposizione in contanti. Non molti tra di noi avrebbero la stessa possibilità.




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