I profughi che hanno smembrato Pamela tutti i giorni a scommettere

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Innocent Oseghale andava spesso a giocare all’Eurobet in via Spalato, a due passi dalla casa in cui abitava insieme a Lucky Desmond. Si giocavano lo stipendio da profughi e i soldi dello spaccio.

Aveva sempre banconote, non usava le monete per pagare, a differenza degli africani che frequentano abitualmente la sala scommesse e che per giocare mettono insieme anche i centesimi.

Quando a Oseghale capitava di vincere, i connazionali gli chiedevano qualche soldo per poter scommettere anche loro, e lui raramente diceva di no. I soldi li prestava. Dal 27 al 31 gennaio però Oseghale non c’è mai andato alla sala scommesse: in quei giorni non si è fatto vedere. E il 31 gennaio, giorno del ritrovamento dei due trolley con il corpo di Pamela Mastropietro fatto a pezzi, è stato fermato dai carabinieri e il suo appartamento perquisito.

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«Qui non è mai venuto a giocare – sottolinea invece Gianluca Micozzi, del tabacchi di via Spalato –, entrava ad acquistare biglietti dell’autobus, e poi, da quando ha avuto la bambina, anche per fare fotocopie di documenti vari. Prendeva solo biglietti per le corse urbane, ma non veniva tutti i giorni, circa due o tre volte a settimana».

Micozzi se lo ricorda bene anche quando, tempo fa, entrava nel tabacchi con la **** incinta, quella malata di mente: «Lui parlava poco, era silenzioso, forse perché non conosceva bene la lingua italiana, lasciava chiedere alla compagna. Lei per un periodo non l’ho più vista, poi una volta è ripassata qui con la carrozzina e, circa un mese e mezzo fa, è venuta da sola».

Sono qui per pagarci le pensioni, per questo vanno a scommettere.




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