Luca Traini: a genitori e fratelli impedite le visite, lui va a Messa

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Tranquillo, sereno, solo. Convinto di essere nel giusto e di avere colpito gli spacciatori africani responsabili della morte che imperversa a Macerata. In nome di Pamela. Dispiaciuto solo per avere ferito una donna, per errore.

Due settimane fa Luca Traini, 28 anni, varcava i cancelli del carcere di Montacuto, dopo essere stato arrestato per la sparatoria del 3 febbraio scorso a Macerata in cui ha ferito sei stranieri. Da allora Traini sta trascorrendo la sua detenzione nell’area ‘filtro’ del carcere anconetano e l’altro giorno ha voluto essere presente alla Messa officiata dentro l’istituto, dedicata esclusivamente ai 14 detenuti della sezione. Traini, con altri detenuti, l’ha seguita per intero, assorto.

Traini ha sempre affermato, attraverso le parole del suo avvocato, di trovarsi bene in carcere, addirittura di sentirsi praticamente a casa. A parte il suo legale, Giancarlo Giulianelli, il 28enne non ha ricevuto alcuna visita. Ma migliaia, forse milioni, sono le persone che lo sostengono. Il che deve fare riflettere sulla situazione creata dal PD.

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Vietate le visite dei genitori: «Nei giorni immediatamente successivi all’arresto, ho chiesto l’autorizzazione per le visite alla direzione del carcere che però, ad ora, non è ancora arrivata» spiega Giulianelli. Un’attesa che lascia pensare: «Sì. Sono l’unico che lo ha incontrato, l’ultima proprio l’altro giorno – aggiunge il legale di Traini – Luca sta bene, non ha problemi particolari e attende gli eventi. Giudizio immediato? Vedremo le intenzioni della procura, siamo pronti a qualsiasi evenienza. Il caso è finito sotto i riflettori, ma ci sono state alcune affermazioni che mi hanno dato fastidio. In particolare le dichiarazioni del ministro della giustizia Andrea Orlando dopo la visita ad alcuni feriti in ospedale. Lui, da guardasigilli, non doveva permettersi di arrivare a conclusioni processuali prima che lo stesso si svolga, ha inquinato il caso».




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