Facebook censura giornali di destra, rimosso articolo Veneziani



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Tu vedi anche un fine elettorale, da parte della Sinistra, nel strumentalizzare tali episodi?

«Vedo due fini. Uno elettorale, che guarda all’imminente scadenza politica: si grida al pericolo fascista per cercare di portare a casa qualche voto in più. E uno politico-culturale: si mette in guardia dal neofascismo per alimentare la censura che da un po’ di tempo vedo crescere sui social».

Che tipo di censura?

«Ad esempio nei confronti di testi ritenuti non adatti o non omogenei al politicamente corretto. Faccio un caso personale. Io cinque-sei giorni fa sul Tempo ho scritto un articolo proprio sulla rinascita del pericolo non fascista ma farsista, come lo chiamo. Bene, l’ho postato su Facebook ma è stato rimosso perché il contenuto è stato ritenuto non adatto al pubblico».

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Ritenuto da chi?

«Non si è capito bene, qualche misterioso algoritmo. Eppure a rileggerlo, il pezzo è una pura analisi critica di questa patologia, o meglio paranoia, che ha colpito il Paese. Episodi come quello di Forza Nuova a Roma da una parte, o quello della sfilata partigiana contro l’intolleranza a Como, servono ad alimentare questa gran cassa – o meglio Inquisizione – mediatica».

E’ ormai un caso che si ripete. Ed è segno di debolezza da parte del Sistema, che dopo l’elezione di Trump vede il Potere scivolargli tra le dita. E ha individuato nei social il ‘colpevole’, perché permette all’informazione di circolare fuori dalle stanze chiuse dei giornali a servizietto del Sistema.

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Ma come abbiamo detto più volte, il prossimo governo deve intervenire su Facebook e Goolag, che sono monopolisti di fatto nella diffusione di notizie su internet. Non possono comportarsi come ‘privati’, e quindi scegliere cosa può essere o meno pubblicato sulle loro piattaforme, perché privati non sono. Siamo all’assurdo che un bar non può rifiutare di servire un cliente per le sue idee, ma una multinazionale come Facebook può rifiutarsi di ‘servire’ un utente per le sue idee. Questo è un danno alla democrazia: regolare Facebook!



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