Nel pc di Meriem, figlia di immigrati, l’ordine: “Sgozzate infedeli in strada”

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“Se potete uccidere un miscredente, uccidetelo in qualunque modo possibile immaginabile”. Questo è l’invito di Isis rivolto agli immigrati musulmani residenti in Italiae diffuso su internet all’interno del documento “Lupi solitari, leoni delle città” che è circolato nel febbraio 2015, poche settimane dopo l’attentato a Charlie Hebdo.

La magistratura italiana ha scoperto che a occuparsi della traduzione dall’arabo all’italiano è stata Meriem Rehaily, la studentessa residente a Padova di 21 anni che nell’estate del 2015 ha raggiunto la Siria come puttana di Isis. Il testo originale è di Hamel Bochra (in arabo Amil as-Busra, letteralmente «colui che sorregge l’umanità») conosciuto dagli utenti del sito «alPlatform Media», una piattaforma jihadista, in quanto autore di molti documenti. Nella trascrizione italiana si raccomanda di “evitare di usare i vostri documenti originali o di telefono prima e dopo l’operazione di Allah” oppure di “nascondere le facce per non identificarvi”.

I carabinieri del Ros di Padova, dall’uso di un italiano scorretto, tipico di un immigrato, hanno scoperto un collegamento tra Hamel Bochra e la giovane Meriem. Per gli investigatori “è stato possibile attribuire all’utente “Maryam (Cyber Caliph)” la paternità del documento intitolato “Lupi solitari”, ritenuto di estrema rilevanza poiché rappresenta una chiara minaccia rivolta al mondo occidentale, in modo particolare alla città di Roma, simbolo della cristianità”. L’account Twitter, posto in calce al documento, è molto simile a quello (Technicalsis) dal quale Meriem ha pubblicato, poche ore prima di partire per il Medio Oriente, il suo giuramento di fedeltà ad Al-Baghdadi. Dall’analisi dei files del computer di Meriem, sequestrato dagli inquirenti, è stato comprovato che sia stata lei a diffondere l’ordine di attaccare Roma. Tra i documenti ritrovati spicca una cartella dal titolo: “Allah guarisca i petti dei credenti” all’interno della quale i carabinieri del Ros hanno trovato una serie di immagini dei terroristi firmati proprio “IsisTechnical” e hanno perciò stabilito che l’utente realmente attivo sul pc è risultato “Maryam”, account associato al nome completo “Cyber Caliph”. Una prova che dimostra che Meriem, prima ancora di diventare una jihadista, era un hacker al servizio dell’Isis.




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