Governo su clandestini: “Se non c’è più posto va trovato”

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“Se non c’è più posto, va trovato”: sono le sconcertanti e vergognose parole del famigerato prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia, in una lettera inviata ai sindaci della provincia veneziana e al presidente della Regione che aveva espresso contrarietà all’arrivo di altri clandestini. Un disgustoso appello a farsi invadere e una minaccia in stile quasi mafioso, dopo gli episodi di ‘resistenza popolare’ degli ultimi giorni.

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Il Veneto, secondo il governo deve accogliere altri 1.518 clandestini africani: «è assolutamente necessario individuare ogni utile disponibilità di accoglienza, per cui vi rivolgo un vivo invito a concorrere nella ricerca di possibilità».

“Tempestare di telefonate i prefetti per protestare contro la presenza dei sedicenti profughi assegnati dal Viminale alle varie regioni d’Italia”, è la reazione della Lega, che lancia un appello ai cittadini.

Intanto, in Friuli, la sesta commissione consiliare ha approvato il “Programma stralcio immigrazione 2015”, con cui stanzia 200mila euro per ‘integrare i rifugiati e richiedenti di asilo’.

Un progetto che prevede, come riferisce il Messaggero Veneto, iniziative per l’alfabetizzazione primaria e per la conoscenza dei servizi sociali e sanitari. A sentire la giunta regionale, una decisione in linea con quanto fatto sinora: “È semplicemente – ha spiegato l’assessore Gianni Torrenti – la prosecuzione delle iniziative regionali di accompagnamento dei richiedenti asilo politico pensate soprattutto per cercare di coprire il lungo periodo, che può arrivare anche a sei mesi, di totale passività a cui sono condannate queste persone sino a che la loro domanda non viene accolta o respinta”. Sono condannati, poverini, a vivere in hotel.

Contro questa iniziativa si è pronunciata soprattutto la Lega Nord. “In questa Regione siamo arrivati ad un punto tale – spiega il deputato Massimiliano Fedriga – per cui le prefetture, ormai, senza nemmeno il consenso degli enti locali invadono di clandestini l’intero territorio”.




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