Somali infetti: caserma carabinieri in ‘quarantena’

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MAGISTRATO SGOMBRA AULA PER TIMORE DI ESSERE CONTAGIATO

Visitati i carabinieri entrati in contatto con un arrestato. Sospeso anche il processo

Roma – Allarme contagio nel comando dei carabinieri Appia per l’arresto di un somalo gravemente malato di tubercolosi. I militari entrati a contatto con il clandestino sono stati sottoposti a profilassi.

Per paura del contagio non si è celebrata nemmeno l’udienza di convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo davanti al Tribunale. I magistrati, infatti, tengono alla propria salute.

Nel pomeriggio di mercoledì scorso, i carabinieri hanno fermato due somali in possesso di documenti falsi. Portati nella caserma della stazione Appia, gli agenti si sono accorti che uno dei due stava male: tossiva frequentemente con rigurgiti di sangue.

L’africano è risultato affetto da un grave e contagioso caso di tubercolosi polmonare. All’inizio, si era pensato ad ebola.

Tutti i carabinieri entrati in contatto con il somalo sono stati costretti alla profilassi preventiva.

Anche l’altro somalo è risultato poi contagiato. Ma per evitare ‘problemi’, già il giorno successivo, il giudice monocratico del Tribunale aveva chiesto di non celebrare l’udienza. Il detenuto era stato portato via dall’aula facendo allontanare i presenti.

Già nel 2012, la Procura aveva chiesto alla Regione Lazio il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per gli immigrati affetti da tubercolosi che decidono di non sottoporsi alle cure sanitarie, semplicemente firmando il registro delle dimissioni dall’ospedale. Liberi di contagiare chiunque, utilizzando treni e altri mezzi pubblici.

Fu e rimane impossibile: lederebbe i loro ‘diritti’. Dei diritti degli italiani non frega nulla a nessuno.




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