Iran: lezione di democrazia

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Teheran, Iran – Il candidato presidenziale riformista è in testa nelle elezioni presidenziali, dopo un parziale conteggio del voto.
Potrebbe non servire il secondo turno.

L’ex negoziatore nucleare Hasan Rowhani ha ottenuto oltre 14 milioni di voti. Su 26.682.084 voti validi sui 27.594.719 scrutinati. Con 14.020.139 di voti, quindi, Rohani si aggiudicherebbe il 50,8 per cento del consenso degli elettori. Al secondo posto il sindaco di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf con 4.369.985 voti, pari al 15,83%.

Hasan RowhaniAl terzo posto il leader dei pasdaran Mohsen Rezaei con 3.129.444 (11,34%) preferenze seguito dal capo dei negoziatori per il nucleare Saeed Jalil con 3.163.211 (11,46%), dal Consigliere per gli affari internazionali della Guida Suprema Ali-Akbar Velayati con 1.673.200 (6,06%) voti e infine dall’indipendente Mohammad Gharazi con 326.105 (1,18%) preferenze.

Su Rowhani, un riformista moderato non invisto alla Guida Suprema, sono conversi i voti dell’opposizione riformista. Una lezione di democrazia per l’occidente, con un’affluenza al voto di circa il 75%. Tre volte quelle delle presidenziali americane.

In Iran, il presidente ha un potere bene delimitato, il vero potere risiede nella Guida Suprema, attualmente l’Ayatollah Khamenei. il sistema politico iraniano è una diarchia politico-religiosa.

L’elezione dell’unico candidato “riformista” – seppure moderatamente, riformista – è comunque una sconfitta – relativa – per la Guida Suprema.




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