I minorenni di Tor Sapienza, Alfano e il centro di Comunione e Liberazione

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C’E’ TUTTO IN QUESTA BRUTTA E TORBIDA STORIA DI SOLDI RUBATI AI CONTRIBUENTI: VATICANO, CARDINALI, POLITICI E IMMIGRATI

Più che sul cuore, una mano sul portafoglio: dei contribuenti

l clandestini presunti minorenni di Tor Sapienza sono stati inviati al centro ‘Le betulle’,  che molti molti altri centri di questo tipo, è gestito dalla  ‘cooperativa’ Domus Caritatis. E sono molti soldi in più:

Questa Domus Caritatis ha in appalto, a Roma, una decina dei centri aperti dal Comune per l’emergenza Nord Africa. E’ vicina ai Cardinali e a Comunione e Liberazione, ed è la diramazione nel business della Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Trifone, che è legata alla società  di ristorazione La Cascina, molto attiva nel rifornire i centri profughi di pasti. La stessa società  che, guarda il caso, riforniva la buvette del Senato.

Ora, visto che gli appalti per i centri la Domus Caritatis li riceve direttamente dal Governo, dove è il ministero degli Interni ad occuparsene, ministero occupato dal ducetto di NCD.

Visto che NCD è la costola politica di Comunione e Liberazione – nota per i suoi intrallazzi economici – non è che questo ha qualcosa a che vedere con gli appalti ottenuti?

Vi sembra normale, che il responsabile primo degli sbarchi – Al Fano – sia anche il referente politico di chi guadagna ospitando chi sbarca?

E Bergoglio, che predica accoglienza, qual è, la sua credibilità, visti gli interessi del Vaticano?

Ma non basta, perché la Domus Caritatis è impegnata in questo business a 360° gradi.

Si deve sapere, che i centri guadagnano dal doppio a più del triplo, ospitando ‘minorenni’ rispetto ad adulti. Da qui, tutto l’interesse a dimostrare la ‘minore età’ del sedicente profugo, anche perché, il minorenne, non può essere espulso, anche se viene da un paese normale. E sono milioni di euro in più. Ecco che,  la testimonianza di una ex dipendente della cooperativa, assume un significato ovvio:

Anita Brundu ha lavorato al Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Anguillara per adulti, e poi al centro di accoglienza di via Fosso dell’Osa. Entrambi sono gestiti da Domus Caritatis. È lei a spiegarci come l’affaire dei finti minori si autoalimenta. “Qualche mese fa, il giorno dopo essere stata trasferita al centro di via Fosso dell’Osa, incontrai Amir, Ahmed, Khaled e Muhammad. “Non ci chiamiamo più così”, mi dissero. Avevano fatto richiesta per essere riconosciuti come rifugiati politici: una richiesta che viene accolta soltanto nel caso di Paesi in guerra come Somalia, Sudan e Darfur; e loro non venivano da nessuno dei tre. Avrebbero dovuto essere espulsi. Di notte invece erano stati trasferiti nel centro per minorenni e tali, dopo un certificato medico, erano diventati. E il loro caso non era certo l’unico, ma la prassi”.

La testimonianza era parte di un’inchiesta della Procura di Roma sulla gestione del business dei  ‘minorenni’ da parte delle cooperative.

Ma non è ancora finita. Gli amici di Al Fano fanno anche altro.  Hanno uno studio legale che si occupa di fare – automaticamente -ricorso, ogni volta che il riconoscimento dello status di rifugiato viene respinto. E viene respinto nel 93% dei casi.  L’appello è senza senso, perché nessuno dei richiedenti proviene da Paesi in guerra. Ma c’è un trucco: intanto costa 250 euro a persona, e questi soldi il centro li prende dallo Stato e poi li passa al suo ‘studio legale’, e poi, in attesa che il ricorso venga discusso e respinto, passano mesi, forse anni, e in quel periodo Domus Caritatis – e tutte le cooperative simili – continuano ad incassare i soldi dell’accoglienza. A spese nostre. Su mandato di Al Fano.




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