Il premier ha visto Haftar perché ormai è impossibile non trattare con un uomo che in questi anni ha ottenuto prima l’appoggio delle potenze del Golfo Persico (con cui intrecciamo rapporti fondamentali nel settore petrolifero), poi con l’Egitto, con cui abbiamo una partnership politica e commerciale fragile quanto necessaria, poi con Francia e Russia, che sostengono le forze dell’Esercito nazionale libico sul campo. Infine, in questi ultimi mesi, e con l’avanzata dei tentacoli di Recep Tayyip Erdogan a Tripoli, Haftar ha incassato anche il sostegno greco e quello di Cipro, nostri alleati fondamentali nella sfida per il gas del Mediterraneo orientale insieme a Israele che, con gli agenti del Mossad, da tempo opera dietro le linee dell’Enl. Esercito che piace anche a Donald Trump che non ha mai disdegnato un occhio verso Bengasi. VERIFICA LA NOTIZIA
Serraj, ormai isolato a Tripoli, ha un solo alleato, la Turchia, che oltre a sfidare l’Italia nei fondali di Cipro per il gas, rappresenta anche un pericolo per l’Italia sul fronte della lotta al terrorismo islamico.
Il problema è che l’Italia fino a questo momento ha supportato quasi esclusivamente Serraj .E adesso siamo nella particolare situazione per cui sosteniamo ufficialmente Tripoli, dialoghiamo con Haftar, condanniamo l’ingresso di Erdogan a Tripoli ma – ecco l’ultima mossa – Di Maio va al Cairo e non vuole che l’Europa condanni eccessivamente la Turchia.
Mario Mauro, ex ministro della Difesa nel governo Letta e attuale rappresentante per la politica estera europea nella Commissione von der Leyen, parla del destino dell’Eni nel Mediterraneo, messo di fronte ad una grande difficoltà: “Sarà determinante l’accordo stipulato tra Erdogan e Serraj, che hanno esteso la competenza delle acque nazionali libiche e turche a un arco di mare che taglia in due il Mediterraneo. Se Ankara, come è probabile, diventa determinante in Libia, impedirà all’Eni di svolgere la sua attività indipendente sia in Libia che nella porzione di mare che va dalla Libia a Cipro. Significa l’estromissione degli interessi italiani in tutta l’area sud del Mediterraneo e la nostra marginalizzazione definitiva”.
Mauro critica Conte per aver cercato “conforto” nel magistero della Merkel: “Mai come oggi l’Italia dei Craxi e degli Andreotti sarebbe chiamata alla ribalta, cioè ad esprimere una visione originale che dia il senso del tempo presente”. “In questi anni abbiamo perseguito con tenacia l’idea che eliminare i partiti avrebbe favorito la partecipazione di personalità indipendenti; oggi capiamo che tali personalità sono impedite a perseguire qualsiasi obiettivo dal fatto che non rappresentano nulla e nessuno. Cioè sono politicamente irrilevanti“. E sul destino della Libia, Mauro non ha dubbi: “È già deciso: nella visione americana, la Libia sarà turca. Nella visione russa, farà sponda con l’Egitto di al Sisi”.