Pericolosa saldatura tra teppismo rosso ed estremismo islamico. In due distinti appuntamenti, il 7 e il 26 marzo, entrambi di sabato pomeriggio, un gruppo composto da una quindicina di cosiddetti anarchici si è ritrovato di fronte all’Hub di via Mattei a Bologna che ospita i soliti finti profughi. Tra loro, anche alcuni ‘grandi vecchi’ di Fuoriluogo.
I due presìdi, annunciati su un sito di area, erano stati presentati come appuntamenti tesi a sensibilizzare contro la possibilità che l’hub, ossia il centro di prima accoglienza (fino al 2014 era stato un Cie) diventi un cpr, un centro di permanenza e rimpatrio. E, allo stesso tempo, a informare i migranti, aiutandoli ad ‘organizzarsi’.
In entrambi i pomeriggi, le camionette di polizia e carabinieri erano rimaste a presidiare la situazione, evitando che dalle chiacchiere si arrivasse ad altro. Cioè, a una protesta degli ospiti del centro di via Mattei, circostanza auspicata nei resoconti fatti dagli organizzatori delle due giornate. Ai migranti, gli anarchici hanno consegnato ‘materiale informativo’, chiedendo loro di farlo girare dentro all’ex Cie: «Ai/alle solidali presenti al presidio – scrivono – è stato chiesto di diffondere le notizie riguardo alle condizioni di vita interne al centro e di organizzare nuovi momenti di protesta insieme, per far sì che non si abbassi l’attenzione su questi luoghi, dove quello che viene spacciato per accoglienza è solo una menzogna e dove il ricatto e l’infantilizzazione sono le uniche regole di sopravvivenza». Gli organizzatori del presidio, poi, oltre alle forze dell’ordine, attaccano anche gli operatori che lavorano all’interno dell’Hub, colpevoli, a detta loro, di «dividere chi vuole protestare insieme, di incutere timore nei soggetti più ricattabili, per far apparire chi lotta fuori come un nemico».
In sostanza, abbiamo importato bassa manovalanza per l’estremismo rosso in via di estinzione.

