Diocesi sfratta famiglia italiana, ma ospita 10 siriani

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Settimane fa vi abbiamo parlato di Maria Monica Dell’Aquila, una donna di 47 anni, sposata e con un figlio di 13 anni. Disoccupata lei e disoccupato il marito, stanno  perdendo la casa che, casualmente, è di proprietà delle suore e quindi della diocesi di Torino:

Oggi veniamo a sapere che la stessa diocesi di Torino ha però posto, nei suoi appartamenti, per una decina di ‘siriani’.

Arrivati direttamente da un non meglio precisato campo profughi in Libano,  insieme ad altri 93 ‘profughi’ raccattati in aereo da Renzi e da Sant’Egidio con l’operazione ‘umanitaria’ che ne porterà in Italia un migliaio da Marocco, Eritrea e Libano. Perché non bastavano quelli presi in Libia.

La famiglia Mounla all'interno dell'appartamento messo a disposizione dalla parrocchia Santi Pietro e Paolo, Torino, 1° marzo 2016.
La famiglia Mounla all’interno dell’appartamento messo a disposizione dalla parrocchia Santi Pietro e Paolo, Torino, 1° marzo 2016.
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Saranno ospitati a Leinì in un appartamento messo a disposizione dalla parrocchia Santi Pietro e Paolo, per opera dell’Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi. “Per la chiesa torinese – sottolinea la Diocesi – è un segno concreto che risponde ad una situazione molto difficile come dimostra ciò che sta accadendo ai confini tra Grecia e Macedonia o al porto di Calais e da anni nel mare Mediterraneo”.

Loro sfrattano le famiglie italiane, poi vanno a caccia di ‘profughi’ da ospitare.

 

 




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