Forza Italia vuole dare la cittadinanza a 1 milione di musulmani

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Forza Italia è un Pd mascherato. Vuole trasformare l’Italia nella sala parto del mondo afroislamico. Già l’attuale legge permette a chi è nato in Italia di diventare ‘italiano’. E questo nel prossimo decennio causerà un aumento esponenziale degli ‘italiani’ islamici. Un vero governo di destra tornerebbe allo ius sanguinis.

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Lo ius sanguinis: un principio di identità

La cittadinanza è un elemento fondamentale per definire l’appartenenza di una persona a una comunità nazionale. In Italia, il criterio principale per acquisire la cittadinanza è lo ius sanguinis, cioè il principio che sancisce l’acquisizione della cittadinanza per discendenza, legata alla trasmissione del legame familiare e culturale con lo Stato italiano attraverso il sangue.

Questo modello, in vigore prima del 1992, è stato poi emendato dal Parlamento di Tangentopoli, e oggi abbiamo uno ius soli a scoppio ritardato che rischia di trasformare l’Italia in un paese afroislamico in una generazione.

L’Italia, con la sua ricca storia e cultura, ha già concesso la cittadinanza a 1,6 milioni di immigrati: una perdita di identità nazionale.

Concedere la cittadinanza a 1,6 milioni di immigrati rappresenta un cambiamento demografico significativo per l’Italia. Questo non solo modifica la composizione etnica del paese con l’immigrazione ma anche la natura stessa degli italiani. E un altro milione è in attesa nei prossimi anni: sono i figli degli immigrati nati in Italia che al 18esimo anno diverranno ‘italiani’. Quasi la metà di questi è musulmana.

La preoccupazione principale è che l’identità italiana possa essere diluita o persa nel processo. L’Italia ha una storia e una cultura profondamente radicate, con tradizioni e costumi che risalgono a secoli fa.

Lo ius sanguinis è la nostra unica salvezza. Lo ius sanguinis è un principio di salvaguardia dell’identità nazionale, che valorizza la storia, la cultura e le tradizioni degli italiani nel mondo. Lo ius sanguinis riconosce il legame tra la cittadinanza e l’origine etnica, linguistica e culturale, che costituisce un elemento di coesione sociale e di senso di appartenenza. Lo ius sanguinis permette anche di mantenere il contatto con le comunità di origine, che spesso contribuiscono allo sviluppo economico, politico e culturale dell’Italia.

In secondo luogo, lo ius sanguinis è un fattore di integrazione sociale, che favorisce il riconoscimento dei diritti e dei doveri dei cittadini, nonché la partecipazione alla vita democratica dello Stato. Lo ius sanguinis non implica il rifiuto o l’esclusione degli stranieri, ma richiede un percorso di integrazione di un numero limitato di ospiti basato sul rispetto delle leggi, della lingua e dei valori della Repubblica. Non una immigrazione di ripopolamento, ma economica che non prevede l’assimilazione di masse di stranieri da trasformare in italiani.

Lo ius sanguinis promuove anche la solidarietà tra le generazioni, in quanto consente ai figli e ai nipoti di cittadini italiani di acquisire la cittadinanza, anche se nati all’estero.

Infine, lo ius sanguinis è un criterio di equità, che evita discriminazioni basate sul luogo di nascita. Lo ius sanguinis previene anche il fenomeno della cittadinanza di comodo, cioè l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di persone che non hanno alcun interesse o legame con l’Italia, ma solo per ottenere vantaggi economici o politici.

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In conclusione, lo ius sanguinis è un principio che tutela l’identità, l’integrazione e l’equità dei cittadini, e che contribuisce al benessere e alla prosperità dell’Italia.

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Nel 2022 hanno acquisito la cittadinanza italiana 133.236 stranieri (50,9% donne, 49,1% uomini), il 9,7% in più rispetto al 2021, anno in cui si sono registrati 121.457 nuovi cittadini: più della intera popolazione di Ferrara.

Al 31 dicembre 2022 si stima una presenza di 5.050.257 cittadini stranieri, in aumento di 20mila unità sull’anno precedente (+3,9 per mille), composta per il 51,0 per cento da donne.

L’incidenza degli stranieri residenti sulla popolazione totale è dell’8,6 per cento, sostanzialmente in linea con l’anno precedente.

Solo perché più di 133mila sono diventati ‘italiani’. Come altri 1,6 milioni.

In realtà sono, esclusi quelli che una volta presa la cittadinanza sono andati all’estero, almeno 6 milioni. Quindi più del 10 per cento.

Questa è la vera emergenza: l’invasione attraverso l’immigrazione legale che trasforma un nigeriano in ‘italiano’. Sentite i delinquenti andati al potere promettendo di fermare l’invasione parlare di ritorno allo ius sanguinis?

No. Loro parlano – parlano e basta – di fermare gli sbarchi. Per loro se veniamo sostituiti legalmente va tutto bene. Sono criminali quanto quelli dell’altro partito. Ma più stupidi.

Gli sbarchi vanno fermati. Ma non per la questione ‘francese’: quella dipende dall’immigrazione regolare. Dai ricongiungimenti familiari. I clandestini stuprano, i regolari insorgono.

Si stanno già preparando a fare lo stesso in Italia. C’è già, nelle città del nord, una massa critica che potrebbe replicare le violenze francesi.

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Più che il numero è il ‘tempo’ che manca perché facciano le stesse cose. La maggioranza di loro non è nata qui, quindi l’odio che provano verso la nostra società è minore. Più vivono tra noi, più ci odiano.

Lo hanno già fatto a Torino durante il lockdown:

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La situazione demografica è lontana dal dramma francese, ma è solo questione di tempo:

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Questi numeri ci dicono che, comunque, avremmo la possibilità di evitare la sostituzione etnica. A differenza di altri Paesi come la Francia e l’Inghilterra. Se solo il governo attuale approvasse due leggi: abrogazione ricongiungimenti familiari e ritorno allo ius sanguinis integrale. E limitando i flussi di lavoratori ai soli stagionali o, almeno, ad un piano di lavoratori a tempo che ruotano ogni tot anni. Per evitare il radicamento in Italia che è invasione e sostituzione.