
Quando nel luglio del 2021 Angelina è stata convocata al dipartimento delle Politiche Abitative del Campidoglio per l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica quasi non ci credeva. Aspettava da vent’anni il momento in cui avrebbe stretto in mano le chiavi di casa sua. Il rifugio dove sistemare finalmente i suoi due figli. Intanto i mesi passano e il suo primogenito Fabrizio muore dopo essersi ammalato di Covid. Lo scorso aprile, quando finalmente arriva il giorno dell’appuntamento con i funzionari dell’Ater, Angelina si presenta puntuale alle 8 del mattino.
Ma su via Force, dove si trova l’appartamento di 52 metri quadri che le è stato assegnato c’è solo lei. I minuti di attesa diventano ore. Poi alle 10.30 arriva la chiamata: “Signora, la casa è stata occupata”. “Lì per lì la prima reazione è stata quella di scoppiare a piangere, – ci racconta – poi ho chiesto se potevano assegnarmi un altro appartamento, ma mi hanno detto che non era possibile. I vigili mi hanno proposto una casa famiglia, ma con una disabile in casa è fuori discussione”.
Angelina aveva già disdetto il contratto di affitto e recuperato la caparra per pagare il trasloco. Da un momento all’altro si è ritrovata senza un tetto sopra la testa, con i mobili accatastati in un garage per cui continua a pagare un centinaio di euro al mese. “Quando ho chiamato l’Ater per far presente la mia situazione mi hanno risposto che avrei dovuto cercare una casa vuota e occuparla a mia volta. Ma io non sono una delinquente, voglio l’appartamento che mi spetta di diritto”, si sfoga.
L’ultima a presentare un’interrogazione all’assessore alle Politiche Abitative, Massimiliano Valeriani è stata la consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Laura Corrotti. Ma per Angelina e sua figlia non c’è ancora una risposta. L’idea che si è fatta in questi mesi è che gli abusivi abbiano avuto una soffiata, come succede spesso in questi casi. “Per ora sono come fantasmi, – ci spiega – nessuno sa chi sono, evidentemente staranno aspettando che si calmino le acque”. Per sgomberare l’immobile però serve un provvedimento del giudice: “Penso che quella casa non la vedrò mai, così come non l’ha mai vista mio figlio che la aspettava da tanto. Dovrei mettermi a fare una causa, ma i tempi della giustizia li conosciamo tutti. E così alla fine a prevalere è sempre la legge del più forte”.
“Da quando è morto mio figlio – ci confida – dentro di me è sceso un velo, non mi toccano più neppure le ingiustizie come questa, vado avanti per la mia bambina e penso che domani è un altro giorno, ma francamente non ho la forza di mettermi a fare piazzate”. La speranza è che qualcuno intervenga al più presto: “Tra qualche settimana non mi resterà che aprire una tenda da campeggio e sistemarmi sotto i ponti”.
E poi leggete questo:
Vaticano ordina: “Case popolari devono andare prima a immigrati”
Al di là del fatto criminale, è indegno che in Italia ci siano duecentomila case popolari in cui vivono non italiani. Altrimenti per la signora e tanti altri come lei non ci sarebbero problemi.
Quasi 200mila. Nonostante ci siano ventimila senzatetto italiani e centinaia di migliaia che non possono mettere su famiglia per affitti troppo alti. E poi persone come la signora.
Una grande ingiustizia. Questi vengono in Italia e si prendono le nostre case popolari, costruite in decenni di sacrifici dagli italiani.
In pochi anni sono già riusciti a superare il 12,8% del totale. Questo perché nei comuni Pd riescono a prendersi oltre il 50% delle nuove assegnazioni.
Ad oggi, ci sono oltre 180mila case popolari italiane dove vivono stranieri: è intollerabile.
Questo avviene mentre ci sono centinaia di migliaia di italiani in attesa di una casa e, ancora peggio, alcune decine di migliaia che vivono per strada:
