Clandestini ghanesi sulle rotte di lusso: pagano migliaia di euro per sbarcare in Italia

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Una rotta di lusso, un traffico di clandestini che sostituiva la traversata del Sahara e i barconi del Mediterraneo con aerei diretti in Italia o Francia. Bastava sborsare seimila euro per ottenere un passaporto con visto falso. A scoprire il meccanismo era stata la Squadra Mobile di Pordenone. Gli immigrati partivano dal Ghana in aereo, raggiungevano Istanbul e da lì raggiungevano l’Europa attraverso gli scali aeroportuali di Bologna, Parigi, Amsterdam o Francoforte. L’inchiesta risale al 2019 e ieri è arrivata nell’udienza preliminare del gup Giorgio Cozzarini con cinque imputati, dopo un passaggio alla Direzione distrettuale antimafia di Trieste per verificare l’ipotesi di associazione per delinquere. Di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina erano chiamati a rispondere Ben Nektia, 33 anni, ghanese residente ad Azzano Decimo; i connazionali Anthony Opoku Tuffour, 45, di Pordenone, Antwi Konadu Portia, 37, e Ndoli Anthony Blay, 32, di Gaiarine, infine Moua Francis Ackah, 28, di Aviano.

Per Nektia l’avvocato Alessandro Magaraci ha concordato un patteggiamento a 1 anno 10 mesi 20 giorni e 8mila euro di multa con il beneficio della sospensione della pena. Era la figura principale, in fase di indagine sottoposto a un interrogatorio che durò una settimana. Tuffour, difeso dall’avvocato Davide Buttazzoni, ha patteggiato 10 mesi 20 giorni e 8mila euro di multa (pena sospesa). Portia, difeso dall’avvocato Luca Fiorido, è stato rinviato a giudizio. Infine, Blay e Ackah (avvocati Magaraci e Luca Malacart), chiamati a rispondere anche di detenzione di passaporti falsi, saranno processati con rito abbreviato il 9 novembre.

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Nektia era stato indicato come uno degli anelli più importanti dell’organizzazione, un punto di riferimento del traffico di clandestini in Europa. Erano emersi acquisti di biglietti aerei attraverso due agenzie di viaggi della provincia di Pordenone e spedizioni di passaporti contraffatti e biglietti con buste Dhl. In alcune occasioni era andato a prendere i connazionali all’aeroporto di Bologna, arrivati in Italia con nomi fasulli, diventando così degli invisibili, dei perfetti sconosciuti. In un’occasione una donna ghanese pagò seimila euro per il viaggio fino a Bologna. Un altro connazionale ne sborsò 1.850 e un altro ancora 1.500. Altri immigrati arrivarono in Europa con le stesse modalità, utilizzando documenti falsi in territorio Schengen rilasciati da un soggetto che in Ghana non è mai stato possibile identificare. Viaggiavano con Turkish Airlines, Scandinavia Airlines, ma anche Lufthansa se il capolinea era in Germania. Alcuni imputati – come sottolineato nel capo di imputazione del pubblico ministero Monica Carraturo – sono nelle condizioni di essere espulsi una volta espiata la pena.

“Alcuni”.