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Germania – Italia, inno alla sostituzione etnica: da Rossi e Muller a Gnonto e Gnabry

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Vi stanno sostituendo e voi applaudite anche. Come il tacchino che festeggia il Natale.

Poche cose più delle nazionali di calcio indicano in modo visivo la velocità della sostituzione etnica in Europa. La Francia campione d’Europa nel 1984 e grande protagonista nei mondiali del 1982 e 1986 – quella dell’italiano Platini – era tutta bianca tranne Tiganà.

Oggi è una rappresentativa mista. Ha toccato il punto più basso nel 2002 quando l’unico bianco era il portiere e ora ha in media cinque giocatori europei. Tutti gli altri sono altra cosa.

L’Inghilterra del 1990 e fino agli anni 2000 era come l’Italia di oggi. Una nazionale europea con al massimo il fantasista Barnes, buon giocatore tra l’altro. Oggi è messa un po’ meglio della Francia, ma solo perché ha una tradizione calcistica più antica.

La Germania che stasera ha sfidato l’Italia di Gnonto a Bologna ha dimostrato di essere in questa via di trasformazione. L’ultima vera Germania è stata quella campione del mondo nel 2014, che aveva un africano e un turco. E’ ancora piuttosto integra rispetto alla Francia e anche rispetto all’Inghilterra, ma solo perché ha avuto meno immigrazione africana.

E veniamo a noi. Al momento possiamo dirci piuttosto fortunati. Lo scorso anno abbiamo vinto l’Europeo ed eravamo solo noi. Spunta ogni tanto un africano – prima Balotelli, poi Kean e ora questo simpatico nano da circo – ma se ci fermassimo qui sarebbe oro colato.

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Il punto è che con l’immigrazione a questi livelli non ci fermeremo qui. E’ un attimo fare la fine della Francia:

E sarà solo l’aspetto secondario ma appariscente di una sostituzione etnica a livello sociale.

Anche perché, per uno che gioca a calcio ce ne sono centinaia che fanno così:

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