Migrante stupra la figlia di 13 anni quando la moglie è fuori

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Approfittando dell’assenza della moglie, fuori per lavoro, avrebbe abusato della figlia appena 13enne, costringendola a subire rapporti sessuali completi. Per questo un 46enne albanese è stato condannato ieri con rito abbreviato in Tribunale a Treviso, a una pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione.

Il pubblico ministero Francesca Torri, che gli contestava il reato di violenza sessuale su minore aggravata dal vincolo di parentela, aveva chiesto una condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione. Il Gup Gianluigi Zulian ha inflitto all’imputato, difeso dagli avvocati Alessandro Canal e Mario Nordio, anche una provvisionale per la parte offesa di 15 mila euro (il risarcimento sarà definito in sede civile) e altri due anni di interdizione dai luoghi frequentati da minori.

La vicenda risale al periodo che va dal 2019 alla primavera del 2020 e si sarebbe consumata in un Comune dell’hinterland di Conegliano. L’uomo avrebbe abusato della figlia il sabato mattina, quando la moglie usciva di casa per andare al lavoro. In quei momenti, secondo quanto dichiarato dalla ragazzina che assistita dall’avvocato Stefania Bertoldi si è costituita parte civile nel processo, il padre l’avrebbe bloccata a letto e costretta a subire palpeggiamenti e rapporti completi. Lei non aveva mai trovato il coraggio di confessare alla madre quello che il padre le faceva anche perché l’uomo l’avrebbe ripetutamente minacciata: “Tu parli troppo, se parli ti taglio la lingua. Se dici qualcosa alla mamma ti ammazzo”.

A farle decidere di liberarsi da quel terribile peso è stata la decisione della madre di separarsi dal marito. Solo allora, temendo di dover rimanere sola con il padre, la 13enne ha deciso di parlare raccontando tutto. Accuse ripetute anche durante un sofferto incidente probatorio e ritenute attendibili dalla procura e dal giudice.