Stupri Capodanno, testimone: “Nordafricani erano animali”

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Il racconto di Chiara, 19 anni: “All’inizio ho pensato a una rissa e mi sono messa a girare un video. Erano animali, quelle ragazze per loro erano solo giocattoli”.

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“Sembrava una rissa come altre, sai quando i ragazzi si danno un po’ contro. E così mi sono messa a fare un video. Ma non pensavo in quel momento a cose brutte. Solo dopo ho capito che la ragazza sballottata nel mezzo non era con loro, e che qualcosa non andava”.  Chiara Corapi ha 19 anni, studia servizi sanitari in Romagna e la notte di Capodanno era andata a festeggiare in piazza Duomo in compagnia di alcuni amici.

Stupri Capodanno, testimone: “Vittima completamente nuda sotto decine di nordafricani” – VIDEO

È lei la testimone che alle 00,57 schiaccia “on” sullo schermo e gira il video delle molestie e delle violenze in atto, 46 secondi preziosi per le indagini della Squadra mobile (in particolare per il secondo episodio, all’angolo con via Mazzini davanti al Mc Donald’s, ndr), ed è lei che per prima si avvicina e salva una delle vittime dalla presa del branco.

Cosa vedeva mentre girava il video?

“C’era una trentina di ragazzi, dai 15 ai 30 anni più o meno, tante lingue, stranieri e italiani. Si muovevano come un branco, si spingevano. E si palleggiavano soprattutto una ragazza, da una parte all’altra, come fosse un giocattolo. Sembrava esserci come una calamita in mezzo a questa folla, che attirava i ragazzi che si avvicinavano e poi si allontanavano a ripetizione”.

Come ha capito che c’era qualcosa di strano e che la calamita era una vittima?
“Perché a un certo punto ho visto una delle ragazze che non aveva più la maglia né il reggiseno. Sono stata attirata dalle sue urla, chiedeva aiuto. Era per terra, aveva solo il giubbino sulle spalle e i pantaloni erano rovesciati giù fino alle caviglie. Era spaventata e urlava”.

Cos’ha fatto allora?
“Mi sono buttata in mezzo, ho aperto le braccia, sono alta, ho cercato di spingere via il più possibile la gente intorno, per farle scudo. Ma facevo fatica, sono riuscita ad avvicinarmi quando la folla si è dispersa alla voce dell’arrivo della polizia. Dopo una ventina di secondi difatti sono arrivati i poliziotti e hanno preso la ragazza, l’hanno spostata verso il masso di cemento che impedisce alle auto di entrare nella piazza per farla sedere. E hanno attivato i soccorsi”.

Cos’ha provato?
“Lo schifo più totale, sono abituata alla risse, quelle di paese, ma una cosa così è terribile. Non è possibile che un essere umano arrivi a fare questo, in branco, tutti contro una, accerchiata, senza scampo. Non cambio idea su Milano, penso che sarebbe potuto accadere ovunque, ma sono schifata che si possa degenerare così”.

Ha subito qualche molestia?
“No, io no. Non mi hanno toccata. Ma credo solo perché avevo il cappuccio e un giubbotto grosso e pensavano fossi una di loro, che volessi fare le stesse cose”.

Parlavano tra di loro questi ragazzi?
“Ho sentito uno di loro urlare nel mucchio “la ragazza, la ragazza”, mentre le strappava i vestiti, la spingeva e la strattonava. Qualcun altro urlava “la polizia la polizia””.

Cos’è successo dopo?
“Ho detto alla polizia che avevo fatto un video. E sono stata con la ragazza tutta la sera, l’ho accompagnata all’ospedale, aveva dei segni addosso, dei lividi. Abbiamo parlato, non voglio dire quello che ci siamo dette per rispetto nei suoi confronti. Ancora adesso ci sentiamo, le chiedo come sta, lei dice che sta un po’ meglio. Ma non credo dimenticherà, quello che è accaduto le resterà addosso”.




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