Il tampone viola i diritti umani dei clandestini: non possono essere espulsi

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«È entrato in vigore l’obbligo di green pass per poter entrare nel proprio luogo di lavoro, obbligo che costringe, di fatto, chi ne è sprovvisto a doversi sottoporre al tampone per avere il certificato. Questa misura che vede il pugno duro dello Stato con i lavoratori, però, non è applicabile agli ‘ospiti’ del Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli. Da mesi i clandestini sanno che il rifiuto a sottoporsi al tampone, utile per avere il green pass per prendere l’aereo ed essere rimpatriati, garantisce loro, dopo 120 giorni di permanenza nella struttura, la rimessa in libertà. Ma non solo quando vengono fermati dalle forze dell’ordine individui destinatari di ordini di espulsione, se questi rifiutano il tampone, non possono entrare nel Cpr e, di conseguenza, vengono lasciati nuovamente liberi di girare per la città. Ci troviamo quindi davanti a una palese beffa, coloro che sono destinatari di ordini di espulsione o sono irregolarmente presenti sul nostro territorio pronti ad essere rimpatriati si possono rifiutare di effettuare il tampone, fatto per di più a spese dei cittadini, ottenendo così la libertà, mentre i lavoratori se vogliono entrare nel proprio luogo di lavoro, oltre ad essere obbligati a farlo (se sprovvisti di green pass) devono pure pagarselo!».

Queste le dichiarazioni dell’assessore regionale Riccardo De Corato, secondo cui l’obbligo vaccinale viene facilmente aggirato e rifiutato dagli immigrati irregolari.




7 pensieri su “Il tampone viola i diritti umani dei clandestini: non possono essere espulsi”

  1. E’ regolare. Del resto, a queste scimmie d’importazione non le si può nemmeno costringere a “vaccinarsi”, essendo “cittadini” stranieri… Credono d’averla studiata giusta, i criminali che li importano…

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