Bataclan, le prime parole di Salah: “Non c’è altro dio se non Allah e Maometto è il suo profeta”

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Le prime parole di Salah Abdeslam durante il processo per gli attentati del 13 novembre 2015: “Non c’è altra divinità se non Allah e Maometto è suo profeta”. I parenti delle vittime presenti in tribunale, in fondo all’aula, hanno urlato: “E noi, c’erano 130 morti! Bastardo”.

Salah Abdeslam ha proseguito: “Non mi sono mai lamentato perché so che dopo risorgeremo e che voi dovrete risponderne” , ha detto ancora.

“Gli imputati sono trattati come cani”.
Questa l’accusa del principale imputato
e unico attentatore superstite, Salah
Abdeslam,del maxiprocesso per le stragi
jihadiste del 13 novembre 2015 a Parigi
tra lo Stade de France e il Bataclan.
Morirono 130 persone,tra cui la studen-
tessa italiana Valeria Solesin. Negli
attacchi 7 terroristi morti. 350 feriti

Al processo, cominciato nella Capitale
francese, il 31enne franco-marocchino
Abdeslam ha parlato dopo un malore di
un altro imputato (20 in tutto) Farid
Kharkhach,”depresso e indebolito”.

Franco-marocchino 😩 Come abbiamo ridotto l’Europa.

Sei anni dopo, Salah Abdeslam, unico superstite dei commando kamikaze che insanguinarono Parigi il 13 novembre 2015, ha ritrovato la parola. Finora muto nel suo isolamento del carcere di massima sicurezza, il franco-marocchino è stato protagonista fin dal primo istante di quello che i francesi hanno già definito «il processo del secolo». Ha provocato i giudici, poi ha sfidato la sopportazione delle vittime protestando per presunti maltrattamenti.

La tensione è stata subito alta nell’aula bunker costruita per questo processo che durerà 9 mesi e che vedrà alternarsi imputati, superstiti, familiari delle vittime, inquirenti, testimoni. All’ingresso, arrivato con un corteo blindatissimo dal carcere di Fleury-Merogis, Abdeslam, 31 anni, ha attirato subito gli sguardi di tutti. Gli altri co-imputati erano vestiti con camicie bianche, lui in t-shirt nera, barba folta e nera che spuntava abbondantemente dalla mascherina anti-Covid dello stesso colore, capelli pettinati all’indietro con il gel.

Quando il presidente del tribunale Jean-Louis Périès, per primo, stava per prendere la parola nella sala Grand Procès – dove possono entrare fino a 3000 persone – per chiedergli le generalità, Salah lo ha preceduto. «È una tattica, ha deciso di fare una difesa di rottura», ha spiegato a Bfm-Tv Antoine Vey, noto avvocato specialista di terrorismo. «Ci tengo innanzitutto – ha proclamato il terrorista abbassandosi la mascherina – a testimoniare che Allah è l’unico dio e che Maometto è il suo messaggero». Il presidente Périès non ha perso il sangue freddo: «Di questo parleremo dopo», gli ha risposto. Dopo aver confermato le sue generalità – rifiutando però di fare altrettanto con quelle del padre e della madre «che non hanno nulla a che vedere qui» – Abdeslam ha aggiunto di aver «abbandonato la professione per diventare un combattente dello Stato Islamico».

Lo show di Salah, che in oltre 5 anni di detenzione non ha detto una parola nel quadro dell’istruttoria, è proseguito poco dopo. L’uditorio era fremente, il caldo, le mascherine, i controlli estenuanti, oltre 650 poliziotti e gendarmi per filtrare e perquisire: al colmo della tensione in aula, Farid Kharkhach, 39 anni, uno degli imputati, si è accasciato, a quanto sembra per un malore. Sospettato di aver fornito i documenti falsi ai commando di terroristi che quella notte fra lo Stade de France, il Bataclan e i bistrot uccisero 130 persone e ne ferirono altre 350, Kharkhach è stato portato via e l’udienza è stata brevemente sospesa.

Al rientro, di nuovo Salah è stato protagonista: «Qui è tutto molto bello – ha detto ironico Salah guardando le mura della grande aula costruita per il maxiprocesso – ma bisogna vedere com’è dietro. Veniamo maltrattati. Sono 6 anni che vengo maltrattato, trattato come un cane e non dico niente perché so che dopo la mia morte sarò resuscitato».

Parole che hanno suscitato un forte brusio, mentre dalle ultime file – dove c’erano i pochi familiari delle vittime presenti oggi – si è levato qualche grido di protesta, uno in particolare che ha ricordato all’imputato che lamentava maltrattamenti: «Noi abbiamo avuto 130 morti! Bastardo!». Sui presunti abusi è poi intervenuto anche l’avvocato di Kharkhach, Albéric de Gayardon, lamentando che il suo cliente già in «stato depressivo» e «indebolito», ha dovuto subire «perquisizioni fino a rimanere completamente svestito».

Non c’è quindi stato bisogno di attendere i momenti che si annunciano più crudi di questo processo che si concluderà a fine maggio, e neppure l’interrogatorio di Abdeslam, previsto a gennaio. È stata tensione, rabbia e durissimo faccia a faccia tra i jihadisti e la giustizia francese fin dal primo giorno. Con un protagonista assoluto, Salah Abdeslam, che si è difeso attaccando e sembra determinato ad andare fino in fondo con la strategia della provocazione.




5 pensieri su “Bataclan, le prime parole di Salah: “Non c’è altro dio se non Allah e Maometto è il suo profeta””

  1. Invece io in nome di Dio gli avrei intimato la richiesta di perdono alle vittime, di parlare e tenerlo in gabbia per sempre. Ed sempre in nome di Dio, chiedo dove sono i musulmani moderati?

    1. Vediamo come resuscita, delinquente!!!! Nessuna religione obbliga l’uccisione degli infedeli od atei, solo la vostra è mi stupisco ancora di più che tutti i vari imam stiano zitti. Se qualcuno come me ha il coraggio di criticare o dubitarne del comportamento della regione islamica viene visto Como islamofobo, razzista uno da mettere al bando. È morta anche una ragazza italiana e nessuna femminista e sappiamo chi, si inginocchiò né allora, né tanto meno adesso, dal momento che va di moda. Pensate le conseguenze del vostro comportamento vile e puerile, di fronte a queste barbarie.

  2. Questa mmerda maomettana andava processata a porte chiuse e rapidamente.
    E visto quel che combinano queste mmerde va ripristinata la pena di morte – non come deterrente – ma proprio per levarli dalle spese.

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