Italiani cacciati da Perugia: «Se vi fate rivedere in città i tunisini vi ammazzano»

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«Meglio che non mettete più piede a Perugia, sennò i tunisini ve la faranno pagare». «Vi conviene non farvi più vedere in città, che quelli vi uccidono». Minacce, probabilmente sparate tanto per intimidire. Ma quando vengono dette da persone quantomeno poco raccomandabili, che evidentemente conoscono i pochi scrupoli che si pone chi traffica in droga in città e che soprattutto accompagnano queste minacce con ripetute foto ai soggetti cui sono rivolte, beh non c’è di che stare tranquilli. Senza dimenticare il tentativo continuo, ormai da anni, di far passare il messaggio che sono padroni di alcune parti di città.

C’è tutto questo ma non solo, nella storia di una violenta lite tra marito e moglie in pieno centro finita in tribunale. Ci sono un avvocato e due studentesse minacciate e c’è una donna, la moglie del balordo in questione, terrorizzata dalle possibili conseguenze di una denuncia nei suoi confronti. Nonostante la violenza e nonostante tre bambini piccoli.

Siamo a fine 2019, in via Mazzini. Un avvocato perugino sta percorrendo l’area pedonale che da piazza Matteotti conduce in corso Vannucci quando è attirato dalle offese e dalle minacce che un magrebino sta indirizzando nei confronti di una donna: i due sono chiaramente marito e moglie, e mentre lei ha per mano due bambini piccoli lui ne porta uno ancora più piccolo a tracolla. Ma la situazione va oltre: l’uomo improvvisamente, secondo quanto raccontato dall’avvocato nella denuncia-querela presentata ai carabinieri, sferra due violentissimi calci alle ginocchia della donna che si accascia sulle sedie di una delle attività commerciali della zona.

A quel punto, sempre secondo la ricostruzione, l’avvocato interviene cercando di mettere fine a quella violenza ma finisce per attirare a sua volta le ire dell’uomo. Che prima lo minaccia e poi, quando il professionista gli dice che sta avvertendo le forze dell’ordine, decide di passare alle vie di fatto: si allontana verso via Oberdan, dove nel frattempo sta andando la moglie con i figli per consegnarle anche quello più piccolo, e poi torna verso via Mazzini con l’evidente intenzione di aggredire l’avvocato. Il quale nel frattempo ha chiamato i carabinieri e allertato anche i militari che stanno sorvegliando il tribunale civile. I soldati prima e i carabinieri poi bloccano il magrebino, portandolo all’interno del palazzo delle Poste. A quel punto arrivano le minacce più gravi: un capannello di persone si avvicina al tunisino, ai militari che lo hanno fermato, all’avvocato rimasto nei paraggi e a due studentesse che hanno visto la stessa scena con la moglie e che confermano quanto raccontato dal legale. E proprio dal capannello di persone, evidentemente vicine al magrebino, escono le minacce da parte di una donna a «non mettere più piede a Perugia se testimoniavamo, che rischiavamo la vita, che i magrebini ci avrebbero ammazzato, che lei stessa è sposata con un magrebino».

Per quelle minacce, il tunisino e la donna sono sotto processo davanti al giudice di pace Rosa Maria Candeloro. Con il legale, assistito come le due studentesse dall’avvocato Diego Ruggeri, che in aula è stato sentito come testimone e ha confermato quanto già detto nella querela.

«Se vi fate rivedere in città i tunisini vi ammazzano»




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