L’ambasciatore e il carabiniere morti per nulla: lasciare l’Africa al suo destino

Condividi!

Per i media, basta guardare i film, l’uomo bianco deve sacrificarsi per aiutare gli africani. Morire in nome del diverso. E’ una perversione del pensiero cristiano che sfocia in quello che noi definiamo ‘altruismo patologico’.

Lo conferma la reazione della stampa italiana alla tragica fine dei due italiani in Congo:

Dispiace. Ma non sono eroi. Sono morti per nulla. L’ambasciatore per la propria foga di aiutare gli africani invece di fare gli interessi di chi gli pagava lo stipendio. E il povero carabiniere, vittima invece delle smanie buoniste di chi doveva proteggere.

E’ ora di finirla di presentare come giusto “morire” per gli altri. Quando invece si descrive come negativo il morire per e in nome della propria terra. Si vuole pervertire l’ordine naturale delle cose. Si vuole che i migliori tra noi sprechino le loro vite andando a morire per chi non merita il nostro interesse.

Ormai da decenni celebriamo come ‘martiri’ militari che inviamo a fare interessi di potenze straniere all’estero. Tutti morti per nulla: che significato ha per l’Italia se un proprio figlio va a morire in Afghanistan? Nessuno. Una morte inutile per l’interesse di chi vuole imporre ovunque il processo di globalizzazione che sta disarticolando le nostre società.

E celebriamo quei buonisti di associazioni umanitarie che vanno a morire o a farsi rapire per “aiutare”, quando abbiamo migliaia di italiani che hanno bisogno di aiuto: qui, ora, tra noi.

Qualcuno lo deve pur dire: non vale la pena morire per Danzica. Che valga la pena ve lo racconta chi usa i nostri militari ovunque nel mondo tranne che a presidiare i nostri confini.

E torniamo al modello del maschio bianco che diffondono i media ai giovani: sempre pronto a sacrificarsi per il diverso. Possibilmente prima di essersi riprodotto. Non è un caso.




5 pensieri su “L’ambasciatore e il carabiniere morti per nulla: lasciare l’Africa al suo destino”

  1. L’ambasciatore italiano in Congo, ma dovremmo chiamarlo l’ambasciatorino data la giovane età’, era sposato con Zakia Seddiki, che il quotidiano Repubblica descrive come attivista per i diritti delle donne e delle bambine, in realtà marocchina conosciuta a Casablanca non particolarmente gran figa e scurissima di carnagione con la quale ha generato 3 figlie. Si e’ riprodotto l’ambasciatore, con la megapensione di reversibile che la moglie percepirà 40 anni minimo le figlie diventeranno dirigenti o deputate o perfette, in Italia ovviamente, grazie a questo ambasciatorino.

  2. Le ambasciate non servono a un cazzo se non mangiare soldi, in africa poi!Al massimo metti qualche fortino dove possano scappare i cazzoni che ci vanno ma anche li, se vai a merdaland dovrebbero essere cazzi tuoi.

  3. Non ne vale la pena morire per aiutare i ne(g)ri. Negli anni sessanta i paesi africani hanno ottenuto l’indipendenza, e il loro sottosviluppo economico e soci-culturale dimostra che in 60 anni non sono stati capaci di autogovernarsi. Hanno ottenuto la bicicletta ma non sono in grado di pedalarla. Non ne hanno cultura del lavoro, non gli interessa rimboccarsi le maniche per migliorare la loro condizione, sono dei parassiti assoluti, a cui interessa solo trombare e figliare in maniera irresponsabile. Poi però, vengono a rompere il ca**o qua, perché poi si sa come finisce, loro proliferano come le zanzare, poi però li dobbiamo mantenere noi.

Lascia un commento