Zero controlli per chi arriva da zone infette, aeroporti di nuovo nel caos come a febbraio

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La sensazione è di un esecutivo nel caos, e del resto è lo stesso Boccia ad ammetterlo implicitamente: “Le discoteche per noi non andavano proprio riaperte, le linee guida del governo andavano in questa direzione”. Peccato che sia stato lo stesso governo, con il decreto del 16 maggio scorso, a dar la possibilità alle regioni di decidere se riaprire e o meno i locali.

“In fondo anche i proprietari e i gestori dei locali si aspettano che non si regga aperti tutto il mese – conclude il ministro pugliese -. Se si arriverà alla chiusura, è chiaro che si aprirà un’altra questione, quella dei sussidi pubblici al settore, e in quel caso andremo dal buon Gualtieri e cercheremo di capire cosa si può fare”. E si ricomincia, come a marzo.

Quanto il governo sia allo sbando nella gestione di questa (presunta) seconda ondata di coronavirus lo dimostra il caos negli aeroporti italiani nel primo giorno dell’entrata in vigore dell’ordinanza che prevede l’obbligo del tampone per chi rientra da Malta, Croazia, Grecia e Spagna, direttamente negli scali e nei porti o entro 48 ore, con annessa quarantena fino all’esito del test.

Nessun aeroporto o porto è stato in grado di attrezzarsi per tempo per i test rapidi. Il provvedimento del governo si è sovrapposto alle decisioni autonome di molte regioni che a fronte della risalita della curva dei contagi hanno già attuato proprie ordinanze. Risultato: un mosaico di regole, un labirinto per i viaggiatori di ritorno dalle vacanze all’estero e ritardi che amplificano il rischio di trasmissione del virus. Le regioni, ormai in aperta contrapposizione con Palazzo Chigi, si muovono ormai in ordine sparso. In Campania tampone solo per gli italiani, in Emilia Romagna c’è solo la richiesta di informare le autorità, senza obbligo di isolamento domiciliare, in Puglia quarantena obbligatoria di 15 giorni per tutti, tampone o no. Nessun particolare controllo a Malpensa, mentre a Fiumicino sono stati inaugurati gli ospedali “drive in”, per i test appena sbarcati. E il governo? Promette: “Nei prossimi giorni, nei principali aeroporti, nei porti e linee di confine, in via sperimentale si potranno trovare postazioni per eseguire i test rapidi”.

Stanno rifacendo gli errori di febbraio, quando per non urtare gli amichetti di Grillo a Pechino non fermarono i cinesi. Oggi per non urtare la UE fanno lo stesso coi turisti scemi che tornano da Spagna e Grecia. E poi, ovviamente, c’è la madre di tutti i contagi: i barconi.




Vox

11 pensieri su “Zero controlli per chi arriva da zone infette, aeroporti di nuovo nel caos come a febbraio”

  1. Sento molti che tossiscono, il fruttivendolo era visibilmente raffreddato con frequenti colpi di tosse, senza mascherina, nemmeno io l’avevo qundi non ero serena al100% detro il suo negizio. I fichi, comprati al volo mentre le gambe erano già fuori, l’ho lavati 10 volte con acqua e alcool a 95 gradi da liquore. Insomma, come diceva Totò, non è vero ma ci credo.

    1. Zanetti la gente da che mondo e mondo è sempre stata raffreddata anche in estate, a causa di climatizzatori e sbalzi di temperatura. Io stesso ricordo alcune estati con la febbre perché avevo sudato e mi ero raffreddato. Ma adesso sono tutti logorroici, vedono il virus dappertutto, ma i virus ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Uno si ammala, fa gli anticorpi e guarisce. Punto

  2. “Peccato che sia stato lo stesso governo, con il decreto del 16 maggio scorso, a dar la possibilità alle regioni di decidere se riaprire e o meno i locali.”: con questo semifederalismo non andiamo da nessuna parte. Si fanno solo danni.

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