I tunisini fuggiti dalla quarantena ospiti dei finanziatori di Casarini

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Ventuno di loro sono ancora “irreperibili”. Gli altri quattro saranno presto trasferiti altrove. Per diffondere meglio l’eventuale epidemia di coronavirus.

Il day after di Gualdo Cattaneo, piccolo centro da 5mila anime nella verde Umbria, è ancora caratterizzato dall’incertezza su quanto avvenuto nei giorni scorsi:

Fuggiti 23 tunisini da quarantena, bomba coronavirus sull’Italia: governo nasconde notizia per giorni

I migranti fuggiti sabato dal centro di accoglienza dove avrebbero dovuto passare la quarantena anti-Covid non sono ancora stati ritrovati.

Un testimone ha visto i tunisini salire su un furgoncino prima di sparire. Una fuga organizzata, sono del resto tutti avanzi di galera.

Tutto inizia mercoledì sera quando le autorità competenti inviano una mail al sindaco di Gualdo Cattaneo per informarlo che il giorno dopo avrebbero inviato all’agriturismo “Il Rotolone” 25 immigrati provenienti da Lampedusa e sbarcati poche ore prima. Il sindaco legge il messaggio solo giovedì, dopo i canonici passaggi al protocolli, e scopre così che da lì a cinque ore si troverà in paese, unica zona rossa di tutta l’Umbria nel periodo più nero della pandemia, un gruppo di clandestini per la quarantena. Tutti senza che fosse stato effettuato nemmeno il tampone.

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Poi la fuga. I responsabili dell’Arci “Ora d’aria” – l’Arci è un’organizzazione che finanzia l’ong di Casarini perché li rifornisca di clandestini da ospitare, e solo per questo dovrebbe essere messa fuorilegge – si ritrovano a cena solo due ospiti su 25. Gli altri 23 sono scomparsi, nonostante l’obbligo della quarantena.

Non verranno più ritrovati. Tranne un paio.

“A quest’ora potrebbero già essere fuori regione”, dice il deputato leghista Virginio Caparvi. “Se mi trasferissero in una campagna tedesca, non avrei nessuno disponibile a venirmi a prendere. Forse queste persone avevano contatti già in Umbria, il che fa pensare a una organizzazione più ampia e non ad una fuga estemporanea”. Se il governo li affida a chi finanzia le ong, è indubbio che abbiano contatti.

Il sindaco di sinistra: “La Tunisia ha una buona colonia – colonia è il termine adatto – qui in Umbria. Sono canali non proprio legali…”. Droga? “Anche”. In effetti un anno fa la relazione della Direzione investigativa antimafia su Perugia riferiva che, nella piramide della criminalità, i tunisini si sono ormai ritagliati lo spazio dello “spaccio al dettaglio”.

I clandestini devono uscire da Lampedusa per tornare in Tunisia. Non per essere sparpagliati in tutta Italia.

Caro Casarini, ti finanzia Soros attraverso Arci e Baobab




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