
La decisione del centrosinistra in maggioranza nel Consiglio comunale di Milano di piazzare alla presidenza della Commissione cultura la consigliera islamica dem Sumaya Abdel Qader. La candidatura sostenuta da buona parte del Pd, scatena le proteste della destra. Critiche anche dalla maggioranza.
A sollevare dubbi sull’opportunità e sensatezza della scelta è stato anche il giornalista Mediaset Toni Capuozzo, che mette subito in chiaro un concetto di fondo che la figura di Abdel Qader mette in campo. Ed è appunto la cultura.
Il problema evidenziato da Capuozzo è tutt’altro che irrilevante quando si pensa ad affidare un incarico di questo tipo. Ed è la sua scelta «di portare il velo, scelta libera e rispettabile – dice Capuozzo – nella vita privata come in quella pubblica, ma mi fa dire che non è il profilo migliore per rappresentare le molte facce della cultura milanese. Se per Cultura – e cultura in una città europea- intendiamo anche valori irrinunciabili quali i diritti della donna, questa non è integrazione, è multiculturalismo distratto, facilone: il contrario di un dialogo franco, rispettoso ma intransigente sui diritti e sui doveri».
Non è solo cultura. E’ sangue. Quando lo capirete?
Poi, ovviamente, nel suo caso ci sono anche tanti altri problemi:
PD approva il piano: 7 moschee a Milano, è il partito islamico
Mascherina e velo. Non ci sottometterete.

Probabilmente erano a corto di braccianti agricole per la posizione. Potevano comunque fare di meglio, tipo trovare un clandestino neo sbarcato bisognoso di interprete da metterei in quel posto. Bunga bunga.
Questo è una presa in giro è come se nominassero in Qatar, ministro dell’istruzione un prete cattolico italiano.
Glielo lascerebbero fare?. Non credo. Come non credo che questa signora possa avere le intenzioni migliori del mondo per rappresentare un paese che deriva dal cristianesimo, che si basa sul rispetto reciproco, (almeno fino a dieci anni fa), sulle libertà individuali, accettando anche l’ateismo, perché non ci si può imporre. Tutte cose che contrastano il corano.
Altro nostro “marchio di fabbrica “, è la cultura tutte le opere artistiche e letterarie che verrebbero spazzati via in poco tempo.
Io non sono d’accordo sulla scelta di sala, per accontentare qualcuno, in nome dell’ipocrita buonismo, si scontentano molti.
C’è chi gioca con il fuoco, chi con la benzina e sala con la nitroglycerin, ma I milanesi lo sanno di questo attentato alle loro libertà?