Migliaia di infetti e centinaia di morti nella città santa islamica: e ora stanno arrivando, catastrofico

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Immaginate la seguente scena: i pellegrini di una dozzina di paesi convergono in una piccola città. Restano in vecchi alberghi, usando i bagni comuni e mangiando insieme. Per terra e con le mani.

Poi, per il loro rituale principale, convergono sulla tomba di una donna, la sorella di un uomo santo, e mentre si avvicinano, sentono con crescente intensità il dolore per la sua morte e la morte dei suoi parenti. Il dolore è un comandamento: ogni lacrima, secondo una tradizione sciita, sarà trasformata nell’aldilà in una perla, e un angelo li ricompenserà per le loro lacrime con collane di perle che saranno il segno della loro devozione quando arriveranno alle porte del paradiso.

Ma quelle lacrime sono fluidi corporei che scorrono, asciugate via, di tanto in tanto, a mani nude. La folla è sempre più densa. Una gabbia di metallo circonda la tomba, e quando i pellegrini piangenti la raggiungono, si attaccano alle sbarre e premono il viso contro, appannando il metallo lucido con il respiro. Alcuni indugiano per minuti, altri per secondi. In un solo giorno, molte migliaia passano attraverso lo stesso spazio angusto – respirando la stessa aria, toccando le stesse superfici, condividendo malattie nuove ed esotiche.

La città è Qom, in Iran, e due giorni fa, un funzionario sanitario locale ha dichiarato alla televisione iraniana che il coronavirus stava dilagando. Oggi, almeno ufficialmente, i morti sono già 200 tra Qom e in parte anche Teheran. Questa cifra, supponendo che sia accurata, suggerisce che se COVID-19 è mortale in Iran come lo è altrove, quasi 8.000 persone sarebbero infette solo a Qom. Solo a Qom.

È difficile sopravvalutare il disastro che esprimono questi numeri, non solo per l’Iran, ma per tutti. Qom è la città santa per eccellenza dello sciismo, è il Vaticano e la Gerusalemme sciita insieme, l’omphalos spirituale dell’Iran e, di conseguenza, attira i musulmani da tutto il mondo sciita. Immigrati che vivono in Europa e Italia compresi.

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Per le strade di Qom senti parlare il ​​persiano pronunciato con molti accenti, tra cui tagiko e afghano. In alcuni ristoranti, i server ti indirizzeranno in arabo e i poster di Muhammad al-Sadr, il riverito ayatollah iracheno, ti guardano mentre mangi il kebab. Qom è come una Disneyland sciita, piena di attrazioni religiose. E come se scoprissimo che migliaia di persone a Disney World avevano tutte una malattia altamente contagiosa, a volte fatale, e che poi sono tornate a casa. In tutto il mondo. Un disastro.

E come in Cina, dove il Partito comunista ha nascosto per mesi il contagio, anche gli ayatollah negano l’evidenza. Anzi: abbracciano il virus nel tipico abbandono al destino dello sciismo islamico.

C’è un video, al tempo stesso comico e terrificante, di un alto funzionario della salute iraniano, Iraj Harirchi, che assicura il pubblico che la situazione viene affrontata, mentre suda e tossisce verso i colleghi e il suo pubblico perché ha contratto il coronavirus.

Né è l’unico alto ufficiale ad essere stato infettato: Masoumeh Ebtekar, vicepresidente dell’Iran, è stato contagiato. Secondo i rapporti, il giorno precedente ha incontrato il presidente iraniano Hassan Rouhani e il suo gabinetto, esponendo potenzialmente l’intera leadership dell’Iran alla malattia.

Harirchi ha affermato che il governo rifiuta di imporre quarantene, perché sono premoderne e inefficaci. Mohammad Saeedi, il capo del santuario di Qom e rappresentante locale del leader supremo del paese, non solo si oppone a una quarantena, ma ha implorato la gente di visitare il santuario, definendolo un “luogo di guarigione”.

Questo ha implicazioni devastanti non solo per l’Iran. Ma per il mondo intero. Perché i pellegrini stanno tornando a casa a diffondere il contagio.

La quarantena venne inventata durante la peste, la Morte Nera, quando le navi che entravano a Venezia dovevano aspettare 40 giorni prima che i marinai e le merci potessero sbarcare. (La Morte Nera, curiosamente ma non stranamente, nacque nella provincia cinese di Hubei, anche epicentro di COVID-19. E uccise circa un terzo della popolazione europea.)




Vox

4 pensieri su “Migliaia di infetti e centinaia di morti nella città santa islamica: e ora stanno arrivando, catastrofico”

  1. Quando ero bambina ero molto vivace e giocavo in strada, con la terra e per terra al pampano, alle grette, pattinando i ruzzoloni capitavano, mai disinfettata mi alzavo e via…poi la passione per i motori, ero impiastricciata di grasso dalla testa ai piedi, insomma non mi sono mai presa nemmeno un raffreddore e ora arrivo al dunque: la gente tra la commistione di lacrime e abbracci, del racconto qua sopra, era protetta dai normali anticorpi, ed è risaputo che più non ci badi più ne produci, come col freddo, i medici dicono che non è bene coprire troppo i piccoli perché c’è il rischio che diventino vulnerabili. Ora è anche facile che con la “giusta” alimentazione li abbiano fatti sparire questi anticorpi punto di domanda.

  2. la recente sentenza della cassazione con la quale i magistrati hanno autorizzato a speronare la guardi di finanza , perchè in caso di sicurezza tutto è lecito, bene si mandino blindati a speronare ste masse di infettati per la nostra sicurezza… tutto è lecito in una italia di merda governata da froci e rotti in culo di sinistra

  3. La descrizione del contagio islamico ha del poetico!Qui naturalmente i kompagni accoglioni non li fermeranno ma anche i mangiadatteri se la beccano e alla grande!!!
    Forse riesce a fare più casino da loro!

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