Rackete, Cassazione: suo dovere sbarcare in Italia, è sentenza eversiva

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Secondo le toghe rosse ha fatto bene a speronare la motovedetta perché “non era nave militare”.

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Il mese scorso la Cassazione ha spiegato perché era giusto scarcerare la trafficante umanitaria Rackete, nonostante l’attacco terroristico contro un porto italiano, culminato con lo speronamento di una nave militare italiana:

Rackete libera e Salvini a processo: toghe rosse vogliono l’invasione

Oggi, la stessa Cassazione pubblica le deliranti motivazioni:

Correttamente in base alle disposizioni
sul”salvataggio in mare”, Carola Racke-
te, la comandante della Sea Watch,è en-
trata nel porto di Lampedusa perché “l’
obbligo di prestare soccorso non si e-
saurisce nell’atto di sottrarre i nau-
fraghi al pericolo di perdersi in mare,
ma comporta l’obbligo accessorio e con-
seguente di sbarcarli in luogo sicuro”.

E’ quanto afferma la Cassazione nelle
motivazioni depositate oggi della con-
ferma del “no” all’arresto di Rackete
accusata di aver forzato il blocco nava
le della motovedetta della Gdf.

Quindi, secondo questa folle decisione, chiunque raccatti clandestini nel Mediterraneo, ha poi il diritto di sbarcare in un porto italiano. Che la nave sia straniera non conta.

E’ chiaro che siamo in presenza di forze eversive all’interno delle istituzione.

Per la Corte di Cassazione non fu illegittima la revoca degli arresti domiciliari nei confronti di Carola Rackete, la trafficante umanitaria della Sea Watch 3, che ha violato le acque italiane e speronato una nostra motovedetta.

Secondo gli ermellini legittimamente è stata esclusa anche la natura di nave da guerra della motovedetta perché al comando non c’era un ufficiale della Marina militare, come prescrivono le norme, ma un maresciallo delle Fiamme Gialle. Ma questo contrasta con quanto affermato da altri magistrati e militari.

“Il mondo va al contrario…”. A parlare era stato uno dei finanzieri vittime dell’attacco ‘umanitario’ di Rackete e soci. Avallato dai parlamentari Pd.

“Chi viola la legge diventa un’eroina e chi ha difeso la patria tra un po’ passa per delinquente”, accusava il militare.

“Questo provvedimento è davvero ingiusto ma soprattutto contiene molte inesattezze”.

Immaginate come deve sentirsi, lui e i suoi commilitoni, ora che anche la Cassazione ha approvato la delirante decisione del GIP di scarcerare una straniera che al comando di una nave illegale ha speronato una motovedetta militare italiana.

Sia chiaro: i giudici non hanno scagionato Rackete, come hanno delirato i media ieri, ma solo avallato la decisione del GIP che l’aveva scarcerata. Il tutto, in attesa dell’eventuale processo. Che è tutta un’altra storia.

Non di meno, la decisione è scandalosa. La Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato contro la revoca della misura perché, ha spiegato, “non vi erano i presupposti per la sua applicazione, dato che l’illecito era stato commesso come “adempimento di un dovere”, quello di salvare delle vite umane”.

Quindi, se qualcuno ritenesse che schiantarsi con un camion contro la casa di un giudice a caso sia necessario per “salvare vite umane”, commetterebbe un illecito scusabile perché come “adempimento di un dovere”? Crediamo di no. Per Rackete vale lo stesso.

E si levano voci autorevoli nelle Forze Armate contro la delirante decisione dei giudici della Cassazione. La più dura quella dell’ammiraglio di divisione – riserva Marina Militare – Nicola De Felice: “La sentenza della Corte di Cassazione di Palermo sul caso Rackete mi lascia esterrefatto per il mancato rispetto di precedenti sentenze emesse, dalla stessa Corte, per analoghi casi riferiti al mancato rispetto di navi da guerra della GDF. Le navi da guerra, precisa l’ammiraglio, sono responsabili dell’ordine pubblico nelle acque territoriali italiane, la decisione della Cassazione offende tutte le Forze Armate che quotidianamente mettono a rischio la vita dei propri uomini e donne in difesa degli interessi nazionali di un popolo, quello italiano, che si era dotato di un governo democraticamente eletto. Se uno Stato ad ordinamento giuridico democratico non riesce a tutelare i propri interessi nazionali, non è capace alla lunga di conservare la libertà dei suoi cittadini“.




4 pensieri su “Rackete, Cassazione: suo dovere sbarcare in Italia, è sentenza eversiva”

  1. a questi illuminati di magistrati vorrei dire, ma quindi se un negro di merda o un albanese di merda entra a casa mia e l’ammazzo perchè mi rompete il cazzo? non è forse un mio dovere proteggere mia moglie e i miei figli?, visto che sono armato la difesa stando alle puttanate che avete scritto non si ferma alla detenzione dell’arma ma al suo uso al fine di mettere in sicurezza la propria famiglia, …….. o NO??? se so froci vanno bene se so normali non vanno bene..! che cazzo è diventata sta merda di italia

  2. quindi sti coglioni stanno dicendo che se uno fa un illecito ma salvale vite allora puo’ fare il cazzo che vuole…quindi il tedesco che ha ucciso 11 turchimmerda ha fatto bene…come dice il corano? frusta tua moglie se pensi che potra’ esserti infedele; cioe’ non se è stata troia ma solo se tu sospetti che lei potra’ esserlo in un futuro, quindi applicando il corano europeo io ammazzo li turchi perchè so che prima o poi loro ammazzeranno me!…sti cazzi grazie magistrati, con voi torniamo al mediovevo si ma quello dell’uomo di neanderthal

  3. Le forze armate e/o di polizia hanno due opzioni: disertare in massa e rifiutarsi di obbedire a questo stato criminale, oppure fare un bel colpo di stato e debellare tutti i progressisti annidati nelle istituzioni e nel sistema paese in generale.
    Altrimenti sono solo complici di questo stato canaglia.

  4. perfette le parole dell’ammiraglio De Felice. Non solo.
    nell’ordinanza del gip Vella si afferma che secondo la sentenza CC 35/2000 le navi della GDF sono da considerare militari solo nelle acque extraterritoriali:
    –“Invero per condivisibile opzione ermeneutica del giudice delle leggi (vedi cort. cost., sent n.35/2000) le unità navali della Guardi a di Finanza sono considerate nacìvi da guerra “solo quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare”. —
    mentre invece quella sentenza afferma che sono navi militari “anche” fuori dalle acque territoriali. Ecco lo scritto della 35/2000:
    ….
    – che le unità navali in dotazione della Guardia di finanza sono qualificate navi militari, iscritte in ruoli speciali del naviglio militare dello Stato (art. 1, primo comma, del d.P.R. 31 dicembre 1973, n. 1199 – Disciplina per l’iscrizione nel quadro del naviglio militare dello Stato di unità dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza, del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e del Corpo delle capitanerie di porto -); battono “bandiera da guerra” e sono assimilate a quelle della Marina militare (artt. 63 e 156 del r.d. 6 novembre 1930, n. 1643 – Approvazione del nuovo regolamento di servizio per la Regia Guardia di finanza -); sono quindi considerate navi militari agli effetti della legge penale militare (art. 11 del codice penale militare di pace); quando operano fuori delle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un’autorità consolare esercitano le funzioni di polizia proprie delle “navi da guerra” (art. 200 del codice della navigazione) e nei loro confronti sono applicabili gli artt. 1099 e 1100 del codice della navigazione (rifiuto di obbedienza o resistenza e violenza a nave da guerra), richiamati dagli artt. 5 e 6 della legge 13 dicembre 1956, n. 1409 (Norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi); …..

    Nell’ordinanza il Gip vella Starvolge una sentenza della CC e la Cassazione gli daà eragione? Siamo alla follia. Qui ormai la magistratura è attraversata da personaggi e da correnti che starvolgono lo stato di diritto. Situazione grave e pericolosa

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