Svelata la legge razzista del Pd in Emilia che favorisce i nomadi

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La denuncia: “Ecco la legge razzista del Pd che favorisce gli zingari”

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La legge regionale voluta dal Pd Bonaccini in Emilia Romagna è una “legge razziale che discrimina gli italiani” perché favorisce gli zingari sinti rispetto a tutti gli altri.

“Un cittadino che non appartiene alla comunità sinta o rom non può accedere ai progetti riservati a quelle etnie – denuncia Umberto Bosco, consigliere comunale della Lega – E questo è discriminatorio”.

Bonaccini Emilia Rom, Borgonzoni Emilia Romagna: 4 lettere fanno tutta la differenza del mondo.

Una delibera regionale della giunta Bonaccini permette agli zingari di edificare in terreni agricoli non edificabili. Fino all’approvazione della delibera, quando i sinti hanno creato insediamenti in terreni agricoli dove non vi era permesso, erano stati (come tutti gli altri) invitati a demolire. Si chiamava abuso edilizio. La nuova legge, invece, stabilisce che l’individuazione delle microaree “non comporta la modifica della destinazione urbanistica delle stesse”. Cosa significa? Che un territorio rurale non deve essere trasformato ufficialmente in “residenziale” per costruirci il mini-campo. Questo perché “si tratta di un uso speciale” pensato apposta per gli zingari. Una specialità che “comporta maggiore elasticità per l’Amministrazione comunale nello scegliere” dove piazzare i nuovi campi, permettendogli di “prescindere da vincoli e prescrizioni che limitino la possibilità di stabili trasformazioni del suolo a fini residenziali”. Non solo: grazie alla legge Pd, le microaree non sono nemmeno soggette “alla disciplina che attiene ai vincoli che gravano sul territorio”. Una manna giustificata dal fatto che (in teoria) gli insediamenti dovrebbero essere temporanei, giusto il tempo di instradare i Sinti verso altre sistemazioni.”I nomadi si stabilizzeranno – scommette il consigliere di FdI Bignami – e alla fine non se ne andranno più”.

A Bologna l’ennesima marchetta:

Emilia, Bonaccini destina 300mila euro per dare casa a 30 zingari

Circa trecentomila euro per moltiplicare i campi nomadi. Che si vanno a sommare ai circa 900mila euro spesi in 9 anni per luce e acqua del campo.

“A casa mia le bollette le pago io – attacca Galeazzo Bignami, deputato bolognese di FdI – Non le faccio pagare ai cittadini. Non possono sempre vivere a nostre spese”.

Il programma comunale lo mette nero su bianco: le nuove microaree saranno utilizzabili “esclusivamente” dai “nuclei appartenenti alla comunità rom e sinta selezionati dai servizi comunali”.

Tradotto: se un comune residente si trovasse in difficoltà e non fosse ancora in lizza per una casa popolare, non potrebbe ottenere la piazzola dove parcheggiare una casa mobile.

Non solo. C’è anche una seconda opzione: la costruzione in terreni acquistati dagli stessi sinti. A Bologna per ora ne è stata approvata solo una. Una famiglia ha dimostrato di essere proprietaria di un appezzamento di terreno e il Comune darà l’autorizzazione a viverci. In un’area non edificabile.

In pratica, si stravolgono le leggi per fare un favore agli zingari. Aree non edificabili diventano edificabili.

Il sito comunale spiega che in queste zone deve essere “esclusa la possibilità di realizzare nuovi edifici ad uso abitativo su fondi agricoli che ne siano sprovvisti”. Ma non vale per i sinti che ci piazzeranno casa mobile e potranno costruire pure altri due prefabbricati. “Il Pd ha permesso ai nomadi di edificare in zone dove non sarebbe possibile – dice Bosco – se lo facesse un cittadino qualunque, sarebbe considerato un abuso edilizio”.




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