Vogliono portare in Italia i figli di ISIS addestrati ad ucciderci

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Ci sono 28mila ‘bambini’ di oltre 60 paesi, addestrati nello Stato islamico ad uccidere ‘infedeli’: sono i figli dell’Isis. Tra questi, anche quelli portati in Siria da immigrati di prima e seconda generazione nati o vissuti in Europa.

Dopo la caduta dello Stato Islamico vivono nei campi profughi dove sono detenuti i terroristi islamici sopravvissuti e le loro mogli. E ora ce li vogliono mandare in Europa con i loro genitori. Geniale: nessuno ha letto l’Iliade?

Il caso di Alvin, l’undicenne albanese nato a Lecco, è particolare, perché era stato sottratto al padre albanese dalla madre albanese. Quindi, a parte la stranezza che sia ‘tornato’ in Italia invece che in Albania, è stato sicuramente giusto tirarlo fuori di lì.

Ma gli altri? Davvero volete il ritorno in Europa di migliaia di ex bambini addestrati ad uccidere ‘infedeli’ per anni. Cresciuti imparando ad odiarci? Li volete nelle scuole dei vostri figli? Una bomba ad orologeria:

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L’unica soluzione è che i genitori terroristi vengano giustiziati. E loro affidati ai parenti nei Paesi di origine. Che non sono in Europa.

Gli “italiani” figli del jihad sono relativamente pochi, perché da noi l’immigrazione è ancora relativamente giovane e non c’è lo ius culturae.

Su tre di loro, in particolare, è concentrata l’attenzione del Ros e della procura di Milano: sono i figli di Alice Brignoli e Mohammed Koraichi, lei italiana lui marocchino con cittadinanza italiana che hanno lasciato Bulciago in provincia di Lecco per unirsi all’Isis nel 2015. Entrambi si trovano nel campo di Al Hol.

“Stiamo svolgendo una serie di attività già messe in atto per l’11enne per cercare di riportarli in Italia in modo che possano essere portati a giudizio – dice una fonte qualificata – per i bambini dovrà esserci un’attenzione particolare da parte del mondo civile, per capire come reinserirli nella società e dar loro un futuro diverso”.

I foreign fighters ‘italiani’ o legati all’Italia partiti per i teatri di guerra – stando ai dati di Antiterrorismo e Procura nazionale antimafia ed antiterrorismo – sono circa 140, 25 dei quali italiani o naturalizzati italiani. Fortunatamente 50 sarebbero morti (4 italiani o naturalizzati) mentre altri 8 sono rientrati in Europa e sono monitorati costantemente.

Li ‘monitorano’.

Nei campi in Siria ce ne sarebbero cinque: e oltre ad Alice e suo marito altre due sono donne. Si tratta di Sonia Khediri, tunisina che viveva nel trevigiano, partita per la Siria nel 2014 a 17 anni e moglie di Abu Hamza al Abidi:

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Meriem Rehaily, 23enne che i media definiscono ‘padovana di origine marocchina’ che ha una condanna per arruolamento con finalità di terrorismo. Entrambe avrebbero due figli ed entrambe hanno fatto sapere di voler tornare. “Meriem si è pentita – ha detto il padre in un’intervista alla Tgr del Veneto meno di un mese fa – Ha sbagliato ed è pronta a pagare per gli errori che ha fatto. Ma i bambini devono poter andare a scuola. Hanno paura e se li facciamo crescere lì facciamo un grande errore”.

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Certo. Bambini orai cresciuti nell’odio verso gli ‘infedeli’. Nelle scuole italiane. Perché non se ne vanno in Marocco, con i nonni?

Noi, in Italia, non li vogliamo. Se entrano, Isis ha vinto. Dio santo, signori, hanno sostituito il cavallo con dei bambini, non lo capite?

Ps. Sul caso di Alvin è subito intervenuto il solito sciacallo Renzi. Che ha scritto: “Deve diventare subito italiano”. Come se essere albanese fosse una malattia. Razzista.




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