Polizia contro governo: poliziotti verso il Parlamento

Condividi!

La “goccia che ha fatto traboccare il vaso” l’omicidio di Trieste. I corpi esanimi Matteo Demenego e Pier Luigi Rotta hanno smosso qualcosa nel ventre delle forze dell’ordine italiane.

VERIFICA LA NOTIZIA

Poliziotti, carabinieri, forestali e vigili del fuoco scenderanno in piazza “come mai era successo prima”.

L’appuntamento è previsto per martedì 22 ottobre, dalle 11.00 alle 14.00, in piazza Montecitorio. Tre giorni dopo la manifestazione sovranista che si terrà a Roma il 19 ottobre: e non è un caso.

Andrea Cecchini, sindacalista e celerino: “Potrei stare qui tutto il giorno ad elencare i motivi della nostra indignazione”. Gli agenti vorrebbero anche il riordino delle carriere, l’aumento degli straordinari e nuovi contratti. Ma sono soprattutto le tutele sanitarie e legali a impensierire gli operatori: puoi finire in carcere se spari ad un immigrato che ti sta massacrando?

E poi i tagli post-Salvini: “I tagli lineari hanno impedito di acquistare gli strumenti che ci servono per fare questo mestiere”, insiste Cecchini. La politica ha preferito altre voci di spesa, tralasciando il settore “sicurezza”, e così gli agenti sono rimasti a secco. Ad oggi non esiste neppure un protocollo operativo che metta per iscritto nero su bianco come un operatore della sicurezza deve agire in ogni determinato momento. Ci si affida all’improvvisazione. Le manette, poi, solo in caso di “comprovato pericolo”, finché un killer non ruba le pistole a due agenti e li manda all’altro mondo.

Per non parlare dei Taser messi in campo da Salvini, ma ora fermi al palo “per colpa dei tagli”: “Se ogni poliziotto o carabiniere ne avesse uno, oggi il contatore dei feriti sarebbe sicuramente inferiore”.

“Quella di servire le istituzioni è una scelta che noi abbiamo fatto da tempo e rinnoviamo ogni giorno, sacrificando i nostri affetti e mettendo a repentaglio la nostra incolumità, quando non la vita stessa”. Ma Cecchini e gli altri poliziotti non ci stanno più a fare “la parte dei servi”: “In tutti gli altri Stati del mondo aggredire una donna o un uomo in divisa comporta gravi, immediate ed ineluttabili conseguenze giudiziarie oltre che la condanna unanime. Solo in Italia non è così”. Qui poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari e anche vigili del fuoco possono essere aggrediti senza che nessuno si scomponga più di tanto. E non è l’unica particolarità. Se arrestano un malvivente, il giorno dopo se lo ritrovano di nuovo libero. E se mai dovesse partire una carica, apriti cielo. “Il caso di Fassina è emblematico – spiega Cecchini – di come una certa politica non aspetti altro che attaccarci”.

Vedete, ragazzi, il vostro errore è questo: voi non dovete ‘servire’ le istituzioni, dovete ‘servire’ il popolo. C’è un’enorme differenza. Perché le istituzioni possono venire occupate e dirottate da un manipolo di criminali, come sta accadendo oggi, il popolo, invece, ha sempre ragione: anche quando vi chiede di non essere manganellato se protesta contro l’arrivo di immigrati nel proprio condominio!

“Mai rinnegheremo il sacro giuramento che abbiamo fatto e mai ci gireremo dall’altra parte quando vedremo violata la legge, ma l’indifferenza delle istituzioni sta ormai superando il livello di guardia, non possiamo restare in silenzio”.

Guidate la folla contro il Palazzo.

“Troppi morti e feriti fra le Forze dell’ordine nella sostanziale indifferenza della politica. Oggi a Foggia assistiamo all’ennesimo scempio di un agente finito in ospedale gravemente ferito e un aggressore arrestato con una lunga serie di accuse già tornato in libertà come nulla fosse. Tutto questo è lo specchio di una realtà non più sostenibile per centinaia di migliaia di donne e uomini in divisa che sono Servitori dello Stato ma vengono trattati da servi. Un sistema che non li tutela minimamente e non li sostiene adeguatamente si traduce, nei fatti, in un attentato continuo alla loro incolumità, rispetto al quale non è più possibile accettare la noncuranza e la superficialità di chi ha il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e, per farlo, deve assicurare i mezzi, gli strumenti, le leggi, le regole e la considerazione dovuta a chi dedica l’intera esistenza a vegliare sullo Stato e le sue Istituzioni. Ecco perché sosteniamo pienamente le ragioni che stanno alla base della manifestazione indetta per martedì prossimo, 22 ottobre, in piazza Montecitorio, a difesa dei poliziotti italiani. E’ sacrosanto chiamare a responsabilità chi ha l’onore ma anche l’onere di sedere su poltrone dalle quali si decide delle sorti del Paese, e in definitiva della nostra vita personale e professionale di persone che hanno scelto di servire il Paese, e continuano a farlo nonostante tutto, nonostante i morti e i feriti che si susseguono come fosse normale, le carenze abissali, l’abbandono in cui vengono quotidianamente lasciati, nonostante l’indifferenza e l’astio, nonostante li si dia sempre e comunque per scontati, nonostante l’unico gesto che si riesca puntualmente a compiere per loro siano vuoti messaggi di cordoglio all’ennesimo funerale di Stato”.




5 pensieri su “Polizia contro governo: poliziotti verso il Parlamento”

  1. Le forze dell’ordine sono forse le uniche a non essere state infiltrate e occupate dalla sinistra. E questo è il motivo per cui vengono sottoposte ad ogni tipo di vessazione da parte di altre parti dello stato: politica e giustizia in primis. Poi c’è l’atavico problema che le forze dell’ordine sono quelle che combattono sul campo i kompagni, quelli delle BR e compagnia bella e quelli sono sempre stati vezzeggiati e difesi da giudici compiacenti.

Lascia un commento