Lucano, immigrati e parenti pagati per fingere di lavorare

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Lucano utilizzava i soldi dei contribuenti anche per assumere gli amici e gli amici degli amici. Non pagava solo gli immigrati perché vivessero a Riace, fingendo di lavorare, pagava anche i parenti dei suoi accoliti perché fingessero di lavorare nel sistema dell’accoglienza: una sorta di truffa al quadrato.

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A beneficiarne anche il nipote di Cosimina Ierinò, il braccio destro del “re dei migranti”. È il 5 luglio del 2017 quando Cosimana chiede a Lucano: “…vorrei che integrassimo mio nipote Cosimo da qualche parte, se è possibile, lo so che ti chiedo troppo, ma se è possibile…”. Il nipote di Cosimina aveva idee “geniali” per rilanciare il modello Riace e fare cassa. “Sai perché? – dice Cosimina a Lucano – … perché lui l’altra volta mi ha detto ma perché non fate un sito on-line per vendere le cose in giro, metterle in rete, fare ordini…”

Geniale. Nel 2017 a Riace si scopre internet.

Ma i laboratori artigianali tanto decantati da Lucano e dai media di distrazione di massa, erano una farsa. Non esistevano se non per visite istituzionali e giornalistiche. I richiedenti asilo venivano pagati per fare le comparse, per fingere di lavorare. A provarlo sono le intercettazioni.

Alla fine Lucano scopre che non può assumere il nipote dell’amica per la scoperta di internet, e così: “In questi termini non è possibile, sai cosa dobbiamo fare?… dobbiamo ritagliare un minuto di tempo per fare un’ipotesi di rendicontazione del 2017 per lo SPRAR, la Prefettura, dei Minori, tutte cose, quando facciamo questa rendicontazione vediamo tutto il costo del personale, io sono convinto che ne manca… però come lo giustifichiamo come operatore SPRAR? … come lo giustifichiamo? …perché fargli il contratto di lavoro, per rendicontarlo deve essere …noi ci dobbiamo giustificare… suggeriscimi un ruolo nell’ambito del progetto SPRAR, che si occupa dell’amministrazione? … che collabora … fa parte dell’amministrazione?” chiede Lucano al suo braccio destro. Cosimina risponde prontamente: “anche! …perché io sono addetta alla banca dati…” ma Lucano trova il modo per assumerlo: “sistema di rendicontazione… l’unica cosa è questa, facciamo queste due cose e poi lo puoi chiamare subito!”

Cosimina è preoccupata: “non pensare che te l’ho chiesto per cosa ma… te l’ho chiesto perché mi dispiace che deve lavorare dal cinese, oggi l’ho visto che scaricava pacchi, è da un mese che lavora là… lui (Cosimo il nipote ndr) questo lavoro lo potrebbe fare anche da casa Mimì…” Dice Cosimina con il “cuore in mano a Lucano che risponde: “sì… ogni tanto viene qua con te, per prendere coscienza di tutto… noi gli diamo uno stipendio di 7-800 euro, poi quando gli facciamo la cosa gli dici… come gli altri, come tutti, il suo ruolo è questo!” Ma Lucano è chiaro: “l’importante che costruisca in rete tutto questo sistema e che collabori con te per rendicontazione, perché poi sia veramente attinente in modo che lo possiamo giustificare con la rendicontazione SPRAR…”.

La grande mangiatoia.




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