Balotelli torna a casa: “L’Africa agli africani”

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L’attaccante riflette su Instagram sui problemi legati all’immigrazione e alla povertà del continente africano

In verità vi dico, riflette più uno specchio rotto di Balotelli.

Mario Balotelli non ha mai nascosto il suo orgoglio africano. E più di una volta, attraverso i social, ha fatto riferimento alle origini ghanesi. Nelle ultime ore, l’attaccante dell’Olympique Marsiglia ha affidato a Instagram una riflessione sulla politica adottata nei confronti del continente africano, coinvolgendo (con un tag) compagni come Kevin-Prince Boateng, Didier Drogba e Pierre-Emerick Aubameyang. “Non pensate che se non aveste messo prima e ora le mani sulle ricchezze in Africa non ci sarebbe mai stata nessuna immigrazione dal continente?”, si legge sul suo profilo. E poi: “Nel mio paese nativo, l’Italia, si sente dire: ‘l’Italia agli italiani’. Sarebbe giusto se anche l’Africa fosse degli africani…”.

Ma infatti. Torna in Africa. Ma avete notato che gli africani possono provare pubblicamente orgoglio, mentre se un bianco fa lo stesso viene subito etichettato come “suprematista bianco”?

E poi, l’Africa è depredata, come è sempre stato, dalle cleptocrazie locali. A cominciare da quando, i re, vendevano schiavi negri prima agli arabi e poi agli europei.

Vi siete venduti e depredati tra voi. Vi siete scannati tra voi. Basta con questo piagnisteo: prendete in mano il vostro futuro. A casa vostra.

Ps. Noi italiani dall’Africa non abbiamo depredato niente.




Un pensiero su “Balotelli torna a casa: “L’Africa agli africani””

  1. Sono d’accordo col suo orgoglio di essere africano, che sappiamo tutti come lo manifesta (andando a letto con le donne bianche e figliando pure), e allora per coerenza chieda il ripristino della cittadinanza ghanese – avuta alla nascita – e magari torni nella sua vera patria. Fossi in lui i tanti soldi che ha guadagnato li investirei nel paese d’origine in attività di sviluppo.

    Va pure detto che la maggior parte degli africani che studiano qua in Europa, invece di portare le competenze nei loro paesi d’origine, si stabilizzano qui.

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